100 candeline per il Fulgor

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Tra i vari centenari ricordati quest’anno, ne vorrei rammentare uno che, sebbene molto intimo e personale, è entrato a far parte della storia di Rimini: l’inaugurazione del “Cinema Fulgor” avvenuta il 5 novembre 1914.

Dai racconti di mio padre, Carlo Massa, testimone e partecipe dell’evento, più volte ho rivissuto le intense emozioni di quel momento e di quelli che lo precedettero: la decisione, gli ostacoli, le scelte, i preparativi, fino a giungere a quella memorabile e sontuosa inaugurazione.

Mia nonna, Ida Ravulli ved.Massa in Soave, allora trentaseienne, donna bellissima, intraprendente e lungimirante, si lanciò senza timore in quella che era la nascente e grande avventura di allora: il cinema.

Mio padre, Carlo Massa, all’epoca sedicenne, primogenito di nonna Ida, da quel momento, terminato il ginnasio, affiancò la madre con entusiasmo e convinzione in quella nuova attività che nel tempo sarebbe divenuta il grande amore della sua vita, dopo la famiglia, fino al 19 gennaio 1962 giorno della sua morte prematura.

Nato e vissuto per il cinema, uomo dal carattere timido e riservato, altro non avrebbe voluto fare nella vita. 

Da quel 5 novembre 1914, il Fulgor fu parte viva della nostra famiglia fino al 1980, definitivamente ceduto dopo la morte di mia madre. 

Nel Fulgor sono racchiusi 66 anni di vita vissuta giorno dopo giorno, scanditi dagli orari di apertura e di chiusura quotidiani, fra ansie e soddisfazioni, timori e gratificazioni.

Il Fulgor era la nostra seconda casa. 

Ho condiviso quell’avventura per 42 anni della mia vita e nel contempo sono custode delle più remote testimonianze di mio padre che mi ha anche insegnato, con parole di stima e di affetto, ad amare sua madre, quella nonna Ida che non ho conosciuto (mancata a soli 49 anni) ed alla quale il Fulgor deve la sua nascita e il suo nome.

Negli anni tante parole sono state spese sul Fulgor e, chiamiamoli così, sui suoi “personaggi”: molte non veritiere, arricchite dalla fantasia o di pura invenzione, giusto per scrivere qualcosa, certe rispondenti alla realtà, altre offensive. Ma non ci siamo mai scomposti. 

Dopo 34 anni, il Fulgor vive ancora in me, come in mio figlio Stefano e nei miei familiari, con l’affetto che si deve ad una persona cara allontanatasi a causa delle vicissitudini della vita. Non si può dimenticare.

Spero di riuscire a passare degnamente il testimone di questo grande amore ereditato da mio padre, ai miei tre nipoti Sofia, Simone e Samuele.

Vorrei ringraziare, attraverso i loro figli, tutti coloro che nel tempo hanno condiviso con noi questa attività e che, con la loro umanità, hanno fatto sì che il Fulgor fosse per tanti anni un’unica, grande famiglia.

Marta Massa 

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