Rimax e l’altalena in mare

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Capitolo 51 – 2016 Rimax e l’altalena in mare

Rimax mosse appena la coda, sfiorando i tasti della tastiera. Fosse stato per lui avrebbe impedito all’umano di scrivere l’articolo come si stava proponendo di fare. Ma più che agitare nervosamente la coda, onestamente, non poteva fare, e ormai quella storia dell’altalena andava avanti da più di due anni. A ciò si aggiungeva il fatto che lui odiava dondolare. Al solo pensiero estrofletteva gli artigli in automatico e si inarcava tutto quasi fosse in cerca di un equilibrio. Dondolarsi. Bleah. Sull’acqua poi! Doppio bleah. Quegli umani erano matti.

– 387/2016 – scrisse l’umano, spostando di lato la coda del gatto. Ma Rimax ce la rimise, fissando con insolenza l’umano con la profondità dei suoi occhi verdi. Non un’altra sperticata lode al “come si stava bene una volta” quegli occhi sembravano volergli dire. Non un altro articolo nostalgico rimpiangendo i tempi belli! L’uomo storse la bocca, parve capire, spostò il gatto sulle ginocchia e riprese a scrivere.

– 387/2016. Dovete sapere che non è un numero qualsiasi. E’ facendo riferimento a questo numero che la ditta incaricata di montare l’altalena nell’acqua bassa può chiedere alla Capitaneria di Porto il permesso per poter transitare con i suoi mezzi a motore, sulla battigia per raggiungere lo stabilimento balneare prescelto. Beninteso: dalle 5 alle 9, non oltre, perché poi inizia il passeggio dei bagnanti. Ma in fondo è giusto così, il turista va salvaguardato. La spiaggia mica è l’isola pedonale, dove passano tutti a qualsiasi ora! Un bel barra duemilasedici anche lì non ci starebbe male, ma la giurisdizione della Capitaneria non si estende fino al centro città, purtroppo… Va beh, lasciamo stare le polemiche sterili e torniamo all’autorizzazione comunale 387/2016. Naturalmente è il Comune a concederla. Solo dopo però che la Soprintendenza per i Beni Culturali e Architettonici di Ravenna ha espresso parere favorevole perché è di competenza di questo Ente tutelare il paesaggio. Certo a Ravenna mica decidono così su due piedi, a cuor leggero. Hanno ben presente il parere favorevole già espresso il mese precedente dalla Capitaneria di Porto di Rimini che fa riferimento al parere favorevole espresso “in via sperimentale” dagli uffici del Comune contenente le prescrizioni di funzionamento e sicurezza. Tutto come in quei film dove gli attori, fermi sulla porta, si invitano l’uno con l’altro: – ma prego entri prima lei! Ma no, prima lei, ci mancherebbe! – e invariabilmente si incastrano nella soglia muovendosi contemporaneamente.

Rimax continuò a guardare l’umano che approntava le ultime correzioni all’articolo soffermandosi a constatare che continuava a chiamarlo “umano” e non con il suo vero nome. Ma la parola “umano” si rendeva necessaria perché era convinto che non ci fosse proprio niente di umano nella storia che lui andava scrivendo. Un bravo gatto si accoscia, cattura la coda con la zampa e comincia a leccarla e lisciarla per pulirla. Mica è uno stupido cane che corre in tondo cercando di afferrarsela coi denti senza prenderla mai. E Rimax non vedeva differenze fra l’atteggiamento del cane e il correre in tondo dietro a un’autorizzazione sfuggente come una coda.

Perché l’autorizzazione a dondolarsi ha bisogno di tre marche da bollo e di due versamenti postali per diritti comunali. La seconda volta la fila allo sportello delle Poste fu solo di quaranta minuti ma per nessuno di quei lunghi minuti il pensiero volle saperne di farsi da parte: ma saperlo prima che di versamenti ne occorrono due, no?

– Ah, Rimini Sparita – disse l’impiegata – bravi, è un bellissimo lavoro quello che fate per recuperare le memorie storiche della città. Ma le altalene? Non le avevano tolte perché erano pericolose?

– Altri tempi – rispose l’uomo, ormai spazientito per la lunga attesa – dopo il famoso episodio del bambino sull’altalena – e qui si concesse un sorrisetto sarcastico – catturato al volo da uno squalo, non è più capitato niente di altrettanto sanguinoso – e raccolse il resto dei soldi e la ricevuta sotto lo sguardo sbigottito dell’impiegata, allontanandosi.

Perché l’autorizzazione a dondolarsi ha bisogno, si nutre, di burocrazia. Secondo Rimax era questa la spiegazione, non poteva essere che così, come se stesse assistendo a una rappresentazione teatrale. Una di quelle in cui si parla a voce alta e, pur essendo in scena tutti i personaggi interessati, la servetta è costretta a fare la spola da uno all’altro, ripetendo le frasi pronunciate. E l’Area Tecnica del Comune e l’Ufficio Licenze in fondo non erano che due dei molti attori della commedia che si stava recitando. Dietro le quinte attendevano di entrare in scena l’esercente del Bagno 24, il Consorzio di spiaggia, il Salvataggio, la Paesaggistica, la Dogana per le opportune verifiche e concessioni e, non ultimo, lo sponsor. Quest’ultimo è importante. Qualcuno che paga ci deve pur essere! Mica è gratis!

Perché il manufatto va progettato secondo determinate Specifiche che devono tenere conto della Certificazione dei materiali e delle relative Assicurazioni.

– Sapete? Quei tubi lì li vendiamo anche noi – disse l’operaio accompagnandoci a vedere il manufatto che il corriere aveva consegnato appoggiandolo ad un muro, meravigliato che noi si fosse andati fino in Toscana per far fabbricare l’altalena – qui di sicuro vi facevano lo sconto. – concluse, dandoci neanche troppo velatamente del babbeo.

– Sicuramente – gli rispose uno di noi – ma sono tubi certificati? Se non lo sono non passeranno il collaudo (scusate ma avevo dimenticato il Collaudo fra gli attori della commedia di cui sopra) e le ditte autorizzate a certificare manufatti di questo tipo in Italia si contano sulle dita di una mano. Ma lo sapete che non ci risultano esistere, nel mondo, altre altalene in spiaggia simili alla nostra? –

– Ah – fece l’uomo, e forse riconsiderò la sua opinione verso di noi, anche se non ci giurerei troppo.

Rimax intanto era attratto dall’imbottitura in plastica morbida che proteggeva l’altalena e avrebbe tanto voluto farsi le unghie, ma erano tutti intenti a fotografare la struttura e non glielo permisero, così se ne tornò a sonnecchiare in auto. Si perse quindi l’esilarante momento in cui scoprimmo che seggiolino e catene mancavano, non erano stati spediti.

– Ma dai, esplose il presidente – è come spedire una moto senza manubrio! Ma come si fa a lavorare così! E se avessimo avuto la presentazione domani? Che mondo! –

Rimax osservò l’umano stiracchiarsi e bere l’ultimo sorso di vinello dal bicchiere. L’uomo stava preparandosi alla chiosa finale e si rendeva conto che in fondo non aveva nemmeno picchiato molto forte. E forse nemmeno con tutto il sarcasmo che si era prefisso. Si accorse di essere stato anche parco di ringraziamenti. Non aveva parlato, ad esempio degli amici che, essendo addentro al sistema, erano andati direttamente (e gratuitamente) negli uffici giusti, sfruttando amicizie e facendo valere antichi favori. E dell’interessamento degli stessi impiegati, che anche se solo per la nostalgia di quando, bimbetti, si dondolavano sotto la spinta della madre avevano, senza parere, allungato anche loro una spinta alle scartoffie.

Rimax si permise un sorrisetto – l’autorizzazione demaniale marittima temporanea per l’installazione temporanea di altalena nello specchio acqueo immediatamente prospiciente la battigia di fronte al bagno 24 di Rimini Sud a titolo sperimentale per il periodo estivo 2016 era finalmente arrivata.

Una? Temporanea? Sperimentale?

Bah, un gatto mica è così sciocco da andare in altalena!

E voi, voi, signori, fate pure la fila.

 

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