Bombardamento di Rimini

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L'incrociatore corazzato Sankt Georg

L’incrociatore corazzato Sankt Georg

L’incrociatore Sankt Georg, che colle torp. 1 e 2 costituiva il gruppo D, inviato ad operare contro la costiera di Rimini, fu avvistato dalla stazione locale di vedetta fino dalle ore 3,30, mentre appariva provenisse dal Sud: diresse verso Cesenatico, poscia invertì la rotta e ritornò di fronte a Rimini.

Alle ore 4,50 circa aprì il fuoco a distanza di 4000 m., prima coi cannoni da 240 mm., poi anche con quelli da 190 e da 152, contro la linea ferroviaria, e specialmente contro il nuovo ponte in cemento armato, che attraversa lo scaricatore del fiume Marecchia sulla linea Rimini-Bologna. Mirò poi con tiro rapido in direzione della città contro il ponte in ferro, che attraversa il porto canale a Sud della Capitaneria di Porto. Chiamato radiotelegraficamente a riunirsi al gruppo, cessò il fuoco alle ore 5,15 e, rinunciando al bombardamento di Pesaro, lasciò la costa italiana.

L'incrociatore corazzato Sankt Georg

L’incrociatore corazzato Sankt Georg

Il fumo, spinto contro la terra dal vento di N. E., nascondeva l’effetto del tiro, ed il ponte ferroviario non fu visto dai puntatori che dovettero servirsi delle graduazioni degli affusti per la punteria in direzione; gli altri obbiettivi assegnati quali il gazometro, la stazione ferroviaria, l’acquedotto e gli stabilimenti industriali non furono individuati. Il bombardamento ebbe limitatissimo effetto: i due ponti sebbene colpiti non riportarono avarie tali da impedire il regolare servizio dei treni, e minimo fu il danneggiamento del materiale rotabile. Si ebbero però varie case lesionate, 1 morto e 7 feriti nella popolazione civile, e fu gravemente colpito un soldato di sentinella al ponte (1).

 

(1)Notizie desunte dal rapporto della capitaneria di porto di Rimini, e da quello del contrammiraglio Fiedler, comandante la flottiglia incrociatori con insegna sul Sankt Georg. Il soldato colpito, Dinanno Nicola di Chieti, nonostante il pericolo, restò fermo al suo posto di sentinella anche dopo che una granata, passando a tre metri di distanza, raggiunse il ponte; vi rimase fino a che, ferito alle gambe ed all’occhio destro e raggiunto dai compagni, fu condotto all’ospedale.

 

da La marina italiana nella grande guerra, vol. II, 1935, pp. 29-30.

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