C’erano una volta… i negozi del Centro

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Mercatino in Piazza Tre Martiri

Cominciamo…

è quasi d’obbligo – da uno dei punti nodali della nostra Rimini, da quell’Arco Romano la cui visione, come San Marino nel Pascoli, ci accompagna dovunque.

Nei pressi dell’Arco d’Augusto si trovavano: la “‘Zvana” – fruttivendola; Santolin (Gabriél) – maniscalco; Ranelli (Gianetto) – macelleria; la “Bascoza” (La Tasca) – drogheria (andavamo a prenderci la liquirizia).

Niente di più facile – dall’Arco – che recarsi in Piazza Tre Martiri. Per strada, qualche decennio fa, avreste potuto fare shopping da: Terenzi – cicli (angolo via Brighenti); Turchi (Duardo) – meccanico, poi concessionario di motoscooter, prima sul Cantone di Santarcangelo (di fronte alla Coin di oggi, angolo via Serpieri), poi passato sul lato opposto, vicino alla cartoleria; Gustavo Pozzi – vernici; Ruggero Rossi – lane; Caffé ed altro (ingrosso e minuto); la Farmacia Vallesi.

Proseguendo nella nostra passeggiata (nello spazio e nel tempo), sempre con le spalle rivolte all’Arco, sfilano sulla destra: la Rosina Manduchi – stoffe e abbigliamento per signora; la Cartoleria Pasquinelli, uno dei negozi più caratteristici e vecchi, dove si andava con la bottiglietta a comprare l’inchiostro, per fare i compiti “a casa” con la “cannetta”, corredata di “nettapenne”. Più in là, ma dall’altra parte: la più moderna Cartoleria di Marino Sangiorgi.

Eccoci finalmente in Piazza Tre Martiri, allora Piazza Giulio Cesare, dove ci aspettano: il Caffé Rossini, che serviva principalmente la gente che andava al vicino mercato – situato intorno al Tempietto di Sant’Antonio – dove si vendevano verdura, uova, polli e formaggi. Di fronte, angolo via Batarra (l’androun d’i Paulot), l’Ufficio del Registro.
Dopo la via IV Novembre, che io ricordo già allargata alle dimensioni attuali, altro Caffè (quello della Lina Campi).
Poi, sotto i portici della Torre:
“Ribôi” (Battistini – pollivendolo), le Macellerie Cecchi e Bedini; la sora Giulia Amati, che vendeva la frutta; e, ultimo negozio, angolo via Mentana, la Salsamenteria Spazi (una volta si chiamavano così le salumerie).
Nel palazzo (Tingoli) dove ora c’è il Credito Italiano, c’era la Questura, mentre i sottostanti negozi erano quelli di vasellame
– Caffarelli, e, in angolo, di pasta alimentare
– Sancisi.

Dall’altra parte della Piazza (le edicole anche allora erano due): una scia ininterrotta di negozi, con qualche dubbio per la collocazione nel tempo della loro gestione; Guidi, Dolci. il Caffé Semprini (Scaranet), la farmacia Semoli, la drogheria Porcellini e, in angolo, la cappelleria Crostelli.
Traversata via Garibaldi, ecco la serie di vetrine della ditta Santarelli, poi il Bar Dovesi e la merceria Battarra: Otello (Roberti) – moda maschile; l’orefice Tesei; i cappelli di Luciano Rossi; la farmacia Dupré (scusandomi per quelli che ho saltato).

Il Corso, che ora vi invitiamo a percorrere, ebbe per diversi anni una curiosa caratteristica: aveva, come “spina dorsale”, le rotaie del tram. A tale proposito, ricordo un giorno ormai lontano: mi trovavo dal barbiere Pigiani quando assistetti al passaggio di un reggimento di bersaglieri ciclisti. La pioggia abbondante e la presenza delle famigerate rolaie riunirono a ridurre quei poveretti più o meno come avrebbe voluto conciarli l’austriaco invasore (cadute e relativa colonna sonora di moccoli). Comincio da sinistra, ma – devo ammetterlo – la memoria presenta qui delle lacune.
Dopo “l’androun d’Soardi”: Scacci – giocattoli; Torsani – musica, una delle varie sedi di quel negozio; l’ “Unica” di Morti; Torretti, nell’omonimo palazzo; la farmacia Grassi e Marcucci.
Poi dopo via Cairoli, la farmacia Bilancioni; Pallotta – negozio di scarpe; Fabbrini; Ferruccio Mandolesí (“Il Guanto d’oro”); Brioli; Farneti – cartoleria, profumeria; Brigliadori – calzature (ora Di Varese).
A destra – dopo Sancisi – Mandolesi (la Gigiòuna); la barbieria Astolfi; l’orefice Morosini; “Il Guanto Rosso” della Malvina Ressi; Burnazzi, come ora, nel palazzo Ripa; “E’ Murin”– Angelini, cappellaio, col figlio Poldo.
Ma ora devo saltare oltre via Giordano Bruno“la stréda d’é Sòta” (la strada dove abitavano i nobili Sota) – per trovare: l’orefice Frioli; le scarpe Bronzetti; il sarto Tonini; il Caffè del Corso; il barbiere Pigiani (allora si usava fare l’abbonamento alla barbieria, visto che pochi sapevano maneggiare, senza danni, il rasoio a mano libera!); il sarto Astolfi, detto “I’Americano” (perché era stato in America), in angolo con via Gambalunga.

La Piazza Cavour, dove ci troviamo adesso, è il cuore commerciale e culturale della città, lo spazio urbano innalzato a salotto. Vogliamo vedere chi c’era qualche decennio fa?
Ecco una lista di nomi, forse incompleta, ma certo nutrita: il Caffè del Commercio (dove ora c’è la Banca dell’Agricoltura); la salsamenteria – sapete già cos’è – Tuffi (Pìmaco); il
Caffè dei Signori, cioè Vecchi.
Il lato sud aveva: la modista Ballerini;
la Farmacia Centrale (Fantini); un altro bar; il negozio di pasta Rossi; il caffè Giordano, antenato dell’attuale, prestigioso, Caffè Cavour; il macellaio Ceschi (Ristèin, cioè Oreste); il barbiere Marcatelli (Mede, cioé Archimede); la fiaschetteria Cappelli; l’Albergo Montefeltro; il tabaccaio Guerrino, poi Galliano.

Dopo la Piazza Cavour, verso il Ponte di Tiherio, c’erano molti altri negozi, anche se meno fitti di quelli dei tratto di Corso fra le due piazze: a destra, un barbiere; Doria (Dario, anagramma del cognome) – accessori per auto e moto; un Caffé in angolo, del quale ricordo un poster enorme all’esterno, reclame della Camomilla Bonomelli.
Di fronte, dopo Corso Umberto: la “sora” Giulia Bontempi, poi Ruggeri moto e cicli.
Dall’altra parte della via, sotto l’Aquila d’Oro (il “Grand Hotel” del vecchio centro storico): la tabaccheria Bertini (della signora Giulia Trere), che era subentrata al bel negozio di calzature della signora Soave; la Farmacia de!!’Ospedale; il Cinema Fulgor, come oggi.

Oltre a questi ricordo solo la fiaschetteria Porcellini – nei pressi della cappelletta del “Giglio” – dove si andava a prendere, la domenica, il vermuth con gli “etruschi”, biscotti secchi, ottimi, che si trovano ancora , ma, ahimé, non sono più quelli…

Valter Valmaggi
febbraio 1994
(proprietà letteraria riservata “Chiamami Città”)

One Response to "C’erano una volta… i negozi del Centro"
  1. vito ha detto:

    io mi ricordo che i primi libri li ho comprati nrlla libreria della signora Ghelfi che era nel corso

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