Di alcune iscrizioni a Palazzo Lettimi

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[fig. 1] Finestre del piano nobile

Nel 1783 il notaio riminese Michelangelo Zanotti, in occasione dei lavori di sopraelevazione di Palazzo (all’epoca già) Lettimi, scrisse la storia della famiglia Maschi [Michelangelo Zanotti, Giornale di Rimano, MDCCLXXXIII, T. II., scritto da Michel Angelo Zanotti, Notajo riminese, SC.-MS. 309, Biblioteca Gambalunga di Rimini].

Questa famiglia, originaria di Sant’Agata Feltria, dalla quale si era mossa alla volta di Rimini, aveva nel tempo ricevuto molti onori per i tanti servizi resi ai Pontefici e all’Imperatore. Guglielmo Maschi, l’iniziatore delle fortune della famiglia, nel 1419 venne creato da papa Martino V conte di Portulo, un castello nei pressi di Sarsina, con mero e misto imperio. Papa Eugenio IV confermò la contea ed anche la sua trasmissibilità alla discendenza. L’imperatore Sigismondo, di ritorno in Germania da Roma dove era stato incoronato, fermatosi sulle sponde del fiume Savio creò Guglielmo e i suoi discendenti Cavalieri e Conti Palatini.

Un nipote di Guglielmo, Carlo Maschi, figlio del figlio Roberto, accumulate ingenti ricchezze decise di stabilirsi definitivamente a Rimini e di costruire, lì dove la famiglia Malatesta alcuni decenni prima aveva fatto atterrare la loro dimora in Contrada Santa Croce, un sontuoso Palazzo di aggradevole simetria secondo què tempi. Il notaio Zanotti ci informa di un particolare: [Carlo] volle a gran lettere s’incidessero ne fregi di marmo delle finestre què ripartiti motti, che come sopra furono da me riportati nelle notizie di tal Palazzo.

Quali sono questi motti? Purtroppo se non ce li avesse tramandati il solerte notaio Zanotti noi faremmo fatica a conoscerli, data la distruzione che Palazzo Maschi Marcheselli Lettimi dovette subire a causa della guerra e dell’uomo. Al giorno d’oggi i resti delle iscrizioni che si trovavano al di sopra delle finestre del palazzo giacciono dimenticate ed impolverate in qualche magazzino comunale.

Sopra le finestre del piano nobile Carlo Maschi fece scolpire il seguente motto:

NIHIL. TAM. ALTE
NATURA. POSVIT
FACILE. QUO. NON
POSSINT. ENITI
INCLYTA. VIRTVS

Questa citazione ricorda un passo delle Historiae Alexandri Magni Macedonis di Quinto Curzio Rufo: Nihil tam alte natura constituit quo virtus non possint eniti [Curt, 7, 11, 10]: “la natura non ha posto niente così in alto che non possa essere raggiunto dal valore”. Queste iscrizioni si possono intuire in alcune foto di inizio Novecento [fig. 1].
Sopra l’ultima finestra era inciso:

C.   Φ   M.

cioè Carolus Maschius, ed al centro lo stemma della famiglia Maschi. Questo stemma si può osservare ancora, al giorno d’oggi, sopra una finestra del piano terra, miracolosamente scampata al tempo e all’incuria. Eccolo:

Al posto delle iniziali di Carlo Maschi e dello stemma vennero scolpite le parole ET MAGNANIMITAS, che si ricollegavano all’INCLYTA VIRTVS della precedente iscrizione. Nella finestra di mezzo, che non aveva iscrizioni e che si apriva sul balcone, Andrea Lettimi fece scolpire

C. M. COE.   Φ   A. L. PERF.

cioè Carolus Maschius coepit, Andreas Lettimi perfecit, ed al centro lo stemma della famiglia Lettimi.

Consigliamo la lettura dell’ottimo libro di Marco Musmeci, Una dimora patrizia del XVI secolo a Rimini. Palazzo Maschi-Marcheselli, dal quale abbiamo tratto alcune di queste informazioni.

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