Pubblicato 38 minuti fa

Rimini Sparita

La Rimini "dagli" anni settanta in uno scatto di Romano Sanchini ... EspandiRiduci

La Rimini dagli anni settanta in uno scatto di Romano Sanchini

Pubblicato 4 ore fa

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Un salto nella vecchia Santarcangelo ... EspandiRiduci

Un salto nella vecchia Santarcangelo

Pubblicato 14 ore fa

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nel segno della bilancia ... EspandiRiduci

nel segno della bilancia

Pubblicato 20 ore fa

Rimini Sparita

“Cosa ci hanno lasciato" di Grazia Nardi
Vocabolario domestico
“l’ha e’ sistema nèrvós”
Ha il “sistema nervoso” era un’espressione “italianizzata” che stava a significare “esaurimento nervoso” quello che oggi più comunemente chiamiamo “stress” nella forma più generalizzata e trasversale, “depressione” nelle forme gravi e/o patologiche. Alle malattie, alle storpiature dei termini, ai rimedi di allora ho dedicato più di un “ricordo”. Stasera viene in evidenza il “modo di dire” che, non trovando la definizione precisa in dialetto -anche perché allora avere “il nervoso” come malattia era un lusso non concesso- approdava ad un misto con la lingua italiana, ad un’espressione globale che includeva ogni “anomalia” di origine psicologica. Non siamo ovviamente nella demenza che lì, tutto era più chiaro: “l’è dvènt mat”, “l’è scap ad giudizie”, “l’endè via ad tèsta”, “un’è nurmèl”, “un’è ligétìm”, “l’avù gli infantigliòli”. Come chiare erano le definizioni per coloro che non avevano il ”sistema nèrvós” ma erano scarsi – in via permanente – di comprendonio: “l’ha e’ zèrvèl inaquarìd”, “l’l’ha na tèsta c’un la magna gnènca e’ gat”, “l’ha batù da znìn”, “l’è un póri tòli”, l’è un bréc”, “un ciaparà mai de vó”, l’ha e’ giudizie de’ mi nani”..
Il “sistema nervoso” colpiva (anche oggi) la donna dopo il parto, quando la miseria accentuava ogni normale difficoltà, quando la sentivi urlare i maniera innaturale per poi passare ad un pianto diritto, chiusa nella solitudine perché allora i problemi legati ad un parto era “roba ad dòni” e non c’era – spesso – alcuna solidarità nemmeno da parte delle altre donne chè – appunto – come c’erano passate loro, così dovevano fare le altre. Ed il “sistema nervoso” aveva colpito quella donna che vedevi sempre più magra, che camminava a testa bassa evitando di parlare con chi, comunque, al suo passare commentava: “ha spusè un tipaz, un gnè da i sòld da fè la spésa, uj mèina ènca..”. E frequente il caso: “da quand l’ha pèrs e’ fiól l’ha n’è stè pió lèa, l’ha ciap e’ sistema nèrvós”. Ma dopo il periodo delle “maggiorate fisiche”, s’affacciavano anche i casi “u j’è vnùe’ sistèma nèrvós pèr fè la dieta.. póri pataca… i vò pèrd la saluta, murì ad fèma pèr andè a la moda!”..
#buonamemoria
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“Cosa ci hanno lasciato di Grazia Nardi
Vocabolario domestico
“l’ha e’ sistema nèrvós”
Ha il “sistema nervoso” era un’espressione “italianizzata” che stava a significare “esaurimento nervoso” quello che oggi più comunemente chiamiamo “stress” nella forma più generalizzata e trasversale, “depressione” nelle forme gravi e/o patologiche. Alle malattie, alle storpiature dei termini, ai rimedi di allora ho dedicato più di un “ricordo”. Stasera viene in evidenza il “modo di dire” che, non trovando la definizione precisa in dialetto -anche perché allora avere “il nervoso” come malattia era un lusso non concesso-  approdava ad un misto con la lingua italiana, ad un’espressione globale che includeva ogni “anomalia” di origine psicologica. Non siamo ovviamente nella demenza che lì, tutto era più chiaro: “l’è dvènt mat”, “l’è scap ad giudizie”, “l’endè via ad tèsta”, “un’è nurmèl”, “un’è ligétìm”, “l’avù gli infantigliòli”. Come chiare erano le definizioni per coloro che non avevano il ”sistema nèrvós” ma erano scarsi – in via permanente – di comprendonio: “l’ha e’ zèrvèl inaquarìd”, “l’l’ha na tèsta c’un la magna gnènca e’  gat”, “l’ha batù da znìn”, “l’è un póri tòli”, l’è un bréc”, “un ciaparà mai de vó”, l’ha e’ giudizie de’ mi nani”..
Il “sistema nervoso” colpiva (anche oggi) la donna dopo il parto, quando la miseria accentuava ogni normale difficoltà, quando la sentivi urlare i maniera innaturale per poi passare ad un pianto diritto, chiusa nella solitudine perché allora i problemi legati ad un parto era “roba ad dòni” e non c’era – spesso – alcuna solidarità nemmeno da parte delle altre donne chè – appunto – come c’erano passate loro, così dovevano fare le altre. Ed il “sistema nervoso” aveva colpito quella donna che vedevi sempre più magra, che camminava a testa bassa evitando di parlare con chi, comunque, al suo passare commentava: “ha spusè un tipaz, un gnè da i sòld da fè la spésa, uj mèina ènca..”. E frequente il caso: “da quand l’ha pèrs e’ fiól l’ha n’è stè pió lèa, l’ha ciap e’ sistema nèrvós”. Ma dopo il periodo delle “maggiorate fisiche”, s’affacciavano anche i casi “u j’è vnùe’ sistèma nèrvós pèr fè la dieta.. póri pataca… i vò pèrd la saluta, murì ad fèma pèr andè a la moda!”..
#buonamemoria

 

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Mi sembra anche: " l'ha e snevriment..." Ma erano ricordo cose dette a mezza voce perché inquietanti, inspiegabili..

Che giudizio ha mio figlio...a vent'anni diceva "mamma la pipì"

Bellissimo!

Ad giudizi cl hà e mi nani...a vent'ann edjeva "ma'la pessa"

Pubblicato 21 ore fa

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Il letto del Marecchia nella nebbia - Guido Ricciotti, 1946 ... EspandiRiduci

Il letto del Marecchia nella nebbia - Guido Ricciotti, 1946

Pubblicato 1 giorno fa

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La Rimini "dagli" anni settanta in uno scatto di Romano Sanchini ... EspandiRiduci

La Rimini dagli anni settanta in uno scatto di Romano Sanchini

Pubblicato 1 giorno fa

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Viale Oliveti a Miramare ... EspandiRiduci

Viale Oliveti a Miramare

 

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miramare...la mia seconda casa; quanto amo questo posto...

Pia dove sei?

Bei tempi 1970

Pubblicato 1 giorno fa

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"Le venditrici di Poveracce" in piazzetta Gregorio da Rimini, 1955

Armido Della Bartola
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Le venditrici di Poveracce in piazzetta Gregorio da Rimini, 1955

Armido Della Bartola

 

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Perdonate l'ignoranza. Cosa sono le "Poveracce"?

Pubblicato 2 giorni fa

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e pedalar mi è dolce in questo m... ... EspandiRiduci

e pedalar mi è dolce in questo m...

Pubblicato 2 giorni fa

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“Cosa ci hanno lasciato" di Grazia Nardi
Vocabolario domestico
“I zìnc minùd ad Pugnaloni”
I cinque minuti di quel tale Pugnaloni…è il commento che bollava i ritardatari senza rimedio e prendeva lo spunto dalla storiella di quel marito che annunciò alla moglie “a vag a tò al zigarèti, aj mèt zìnc minùd..” in realtà scappò in America per mai più tornare. Allora, come oggi, ce n’erano di seriali.
Proprio per il rigore che s’imponeva in quegli anni dove tutto era misurato, essere ritardatari veniva considerata una mancanza di rispetto verso chi ne doveva subire gli effetti e comunque uno stato di leggerezza che portava a dire “t’an gnè pó fè nisùn afidamèint”. Era un mondo che si divideva in “buoni” e “non buoni” e, non a caso, di quello non affidabile si diceva “l’è na ligéra”, un’espressione che, oltre la puntualità, lambiva anche l’onestà e la moralità.
Poi più semplicemente c’erano quelli che prendevano tutto con calma estrema.. “sla flèmma”.. che, nati stanchi, vivevano per riposare. Ricordo che in occasione, rara, di qualche invito a pranzo, rivolto ad amici e parenti, all’ora fissata, la mamma doveva buttare la pasta su ordine del babbo “magnèma… a duvèm spitè quìl ch’in vèin?” mentre la mamma “dòp la ròba la s’agiaza e l’ha n’è pió bòna!”.
Peggio verso il ritardatario sul lavoro…”di lé us capés cu n’ha vòja da lavurè”.. eh sì il lavoro - con le file all’ufficio di collocamento - era sacro e, senza ricorrere a ruffianerie di sorta, bisognava sempre dimostrare di meritarselo.
#buonamemoria
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“Cosa ci hanno lasciato di Grazia Nardi
Vocabolario domestico
“I zìnc minùd ad Pugnaloni”
I cinque minuti di quel tale Pugnaloni…è il commento che bollava i ritardatari senza rimedio e prendeva lo spunto dalla storiella di quel marito che annunciò alla moglie “a vag a tò al zigarèti, aj mèt zìnc minùd..” in realtà scappò in America per mai più tornare. Allora, come oggi, ce n’erano di seriali. 
Proprio per il rigore che s’imponeva in quegli anni dove tutto era misurato, essere ritardatari veniva considerata una mancanza di rispetto verso chi ne doveva subire gli effetti e comunque uno stato di leggerezza che portava a dire “t’an gnè pó fè nisùn afidamèint”. Era un mondo che si divideva in “buoni” e “non buoni” e, non a caso, di quello non affidabile si diceva “l’è na ligéra”, un’espressione che, oltre la puntualità, lambiva anche l’onestà e la moralità.
Poi più semplicemente c’erano quelli che prendevano tutto con calma estrema.. “sla flèmma”.. che, nati stanchi, vivevano per riposare. Ricordo che in occasione, rara, di qualche invito a pranzo, rivolto ad amici e parenti, all’ora fissata, la mamma doveva buttare la pasta su ordine del babbo “magnèma… a duvèm spitè quìl ch’in vèin?” mentre la mamma “dòp la ròba la s’agiaza e l’ha n’è pió bòna!”.
Peggio verso il ritardatario sul lavoro…”di lé us capés cu n’ha vòja da lavurè”.. eh sì il lavoro  - con le file all’ufficio di collocamento - era sacro e, senza ricorrere a ruffianerie di  sorta, bisognava sempre dimostrare di meritarselo.
#buonamemoria

 

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In realtà la storiella di quel tale che scese a comprare le sigarette e' successa davvero in ben due casi di mia conoscenza. A me (purtroppo) no.

Bellissima digressione!

Ben detto brava buona serata

Bene!

Cosa c'entra questa foto che non è neanche a Rimini?

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