il Kursaal

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«Uscisti salvo: dalle mine e dalle bombe, Kursaal coraggioso. Ora pagherai caro il tuo gesto. La tua stagione è finita, come la giovinezza, che ha una sola stagione…»

Letteralmente in tedesco significa “sala di cure” . Fu costruito tra il 1870 e il 1873 su progetto di Gaetano Urbani in stile neoclassico, che riprese chiaramente le linee del teatro Galli edificato quattordici anni prima. Diretto dall’igienista Paolo Mantegazza, nell’edificio per diversi anni si consumarono svaghi, giochi, balli e piaceri, divenendo il luogo della mondanità riminese per eccellenza le feste che vi si svolgevano erano circondate da un alone di leggenda. Duravano spasso fino all’alba, fra le reprimenda dei benpensanti. Vi si viveva l’atmosfera ben descritta da Fellini nei suoi film, anche se i suoi “amarcord” fanno un tutt’uno di Kursaal e Grand Hotel.

Fonte: Luca Vici per “Chiamami Città”

— N.d.R.: la demolizione di questo leggendario edificio, avvenuta nel dopoguerra per iniziativa del Comune e non come conseguenza dei bombardamenti bellici, è una delle questioni più controverse della recente storia locale. Chiediamo agli eventuali commentatori di attenersi al confronto civile e sereno, evitando di alimentare ulteriormente le polemiche che, inevitabilmente, assumerebbero un tono politico e censorio, costringendoci a moderare radicalmente gli interventi. Grazie. —

«… tra il Kursaal e la spiaggia sorgeva la Capanna Svizzera, una costruzione leziosa ed eclettica. Dapprima usata come ricovero per le carrozze, in seguito trasformata in caffé-ristorante (alla moda). Venne abbattuta agli inizi del ‘900 in concomitanza con i lavori di costruzione del Grand Hotel…»

(G. Conti / P.G. Pasini, “Rimini Città come Storia”)

 

 

Tratto da “Ballando tra le macerie” di Manlio Masini :

Edificato tra il 1870 e il 1873 dall’ingegnere comunale Gaetano Urbani (1823-1879), progettista di un nucleo edilizio sul litorale che comprende la Capanna Svizzera, l’Idroterapico ed alcune ville. Durante la sua lunga storia, il Kursaal subisce diverse modifiche e abbellimenti. Nel 1907 vengono allungate le terrazze; nel 1909 è riordinato l’interno; nel 1933 sono ulteriormente ampliate le terrazze; nel 1939, al posto del tetto, sono inseriti due enormi “balconi panoramici”.

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Il 9 aprile 1948 il “Giornale dell’Emilia” pubblica la lettera che un gruppo di riminesi ha inviato al Prefetto: «I sottoscritti cittadini di Rimini, dolorosamente sorpresi dalla improvvisa decisione della demolizione dello Stabilimento Bagni (Kursaal) , decisione già in atto ad opera di una squadra incontrollata di operai che già procede alla demolizione e alla vendita del materiale, si rivolgono alla S. V. Ill.ma affinché col suo alto intervento ponga immediata fine a tale abuso.
I sottoscritti si permettono inoltre di far rilevare che, a quanto si dice, nessuna autorità ha autorizzato la demolizione, cosicché tale monumento viene trattato alla stregua di un cumulo di macerie e, in peggio, col fatto che mentre un qualsiasi cumulo di macerie ha un padrone che lo sorveglia, questo insigne monumento cittadino è alla mercé del primo venuto.

È tutta questa memoria, che come patina indelebile fa parte integrante di questo «tempio della mondanità più frenata», che la nuova classe dirigente riminese vuole cancellare attraverso l’utilizzo del piccone. Si sostiene che dalla vendita del materiale edilizio recuperato si ricaverà un vantaggio economico di oltre tre milioni di lire. Il che non è poco in tempi di magra. Tutta l’operazione di recupero del materiale edilizio comporterà un saldo attivo di £ 3.250.000.
La cifra servirà per la sistemazione del parco che sorgerà sull’area del Kursaal.

……

Per arginare la sconsiderata decisione si elaborano motivazioni perfino bizzarre. Il prof. Luigi Silvestrini, per esempio, presente alla riunione del consiglio comunale del primo dicembre 1947, dopo aver espresso la contrarietà dell’Azienda autonoma di soggiorno, sostiene che l’abbattimento danneggerebbe le alberature del parco e del viale Principe Amedeo «venendo a mancare il frangivento costituito dal Kursaal». E a proposito di Azienda di soggiorno, il suo presidente, Gino Pagliarani, si dichiara favorevole alla conservazione temporanea dell’edificio. Nella seduta del Comitato l’amministrazione dell’ente turistico riminese del 5 dicembre 1947, Pagliarani, constatato che la sorte del Kursaal è segnata, suggerisce che venga restaurato, riattrezzato e messo in uso almeno finché non potrà essere convenientemente sostituito da una nuova costruzione L’immobile, a detta del presidente dell’Azienda, «con una modesta ristrutturazione può essere subito adibito a sede di uffici; a circolo per forestieri con sale da gioco, di lettura, da ballo; a luogo di mostre concerti conferenze convegni.

……

Nulla da fare. Principale artefice della “brutta faccenda”, accusatore accanito del Kursaal, è il sindaco in persona, l’ingegnere trentaquattrenne Cesare Bianchini: il primo verdetto di morte, pronunciato il 3 febbraio dalla Giunta, ha la sua “regia”. Il Kursaal, in quella seduta, viene ritenuto una «stridente stonatura architettonica» che mal si concilia con le linee del piano Bega-Vaccaro. Un piano urbanistico, va detto, che al momento della discussione non è stato ancora vagliato e sul quale pendono non poche contestazioni. La proposta della Giunta di demolizione del Kursaal viene portata in Consiglio comunale il 21 febbraio ed è approvata con 13 voti favorevoli e 7 contrari A sostegno dell’ abbattimento si elabora la ridicola tesi poggiante sul concetto che «lasciare in piedi quella bruttura, significa impedire la completa attuazione del piano di ricostruzione della marina». Con una delibera la demolizione verra’ poi annullata per mancanza del progetto di demolizione. Ma le successive riunioni sanciranno definitivamente le sorti del Kursaal.

 

Note : L’edificio subi’ diverse modifiche strutturali evidenti tra cui :

1907 allungamento delle terrazze
1933 ampliamento delle terrazze
1939 al posto del tetto c’e’ ora il terrazzo sia a destra che a sinistra

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