La “festa” dei morti

Posted · Add Comment

Il 2 novembre c’è la Festa dei Morti. Che dire “festa” ancora adesso mi fa un pò impressione, come da piccola quando in famiglia cominciava il trambusto perchè oltre ad andare al cimitero di Rimini e S. Mauro Pascoli (il paese dei nonni paterni) si riceveva la visita dei parenti che almeno in quell’occasione si incontravano.

Una volta all’anno, per “i morti”, rivedevo gente che nel frattempo invecchiava e bambini che, come me, crescevano. Era per me un’occasione festosa e di raduno e potevo giocare con dei bambini che, nonostante le promesse che ci facevamo, avrei rivisto solo l’anno dopo. Io, poi, compiendo gli anni il 4 novembre allora festivo [Giorno della Vittoria della Prima Guerra Mondiale, NdR], nell’attesa dei regali per il mio compleanno ero una privilegiata perché dal primo novembre c’erano le vacanze a scuola e, soprattutto, credevo a quello che mi diceva mia mamma, convinta: “Vedi, Danielina, per il tuo compleanno mettono le bandiere per festeggiarti!”. Com’ero contenta, anche se devo dire che mi vergognavo un pò, perchè con ‘sto fatto del tricolore mi sentivo osservata da tutti, anche se ovviamente non era vero. Però questa sensazione l’ho avuta fin da grande e m’interrogavo se avrebbero messo anche per me uno striscione come quello, gigantesco, in Piazza Ferrari, che partiva da un palo, dove c’è adesso la casa del chirurgo, alla Chiesa del Suffragio con scritto “Auguri Daniela”. Lo striscione vero che è stato su tanti anni, portava invece scritto “Dio, Patria,Famiglia” ed io, a pappagallo, spesso lo dicevo in casa per la soddisfazione di mia mamma che si commuoveva e ogni volta mi elogiava pensando che brava figlia avesse. Era così religiosa, mia mamma, che la conquistavi con poco!

Con la Festa dei Santi, il primo novembre, cominciavano le vacanze e a volte, andavamo proprio quel giorno a fare la visita al cimitero. A me piaceva da matti, farla per la mano della mia nonna ed era tangibile quanto mi volesse bene, anche in quella occasione. Si cominciava dal cancello, che è già tettro di suo, perchè ogni volta che lo oltrepassavo pensavo con la paura che può avere solo una bambina (fifona per giunta) che di lì passavano i morti! Poi ci dirigevamo come sempre diritte verso il lato opposto, tra statue che mi facevano venire la pelle d’oca, col loro dolore fermo nel tempo e con le loro lacrime, mentre la nonna raccontava leggendo i nomi sulle lapidi, tutta la vita della persona sepolta là sotto. A me solo pensarlo venivano i brividi, non capivo infatti il perchè chi aveva fatto delle cose che potevano essere raccontate, doveva poi finire così. Oddio, ancora adesso a volte mi faccio delle domande, ma è meglio non rispondere. Poi, la nonna mi portava dai parenti veri e propri. Allora Rimini era un Paesone e si conoscevano un pò tutti.

lI Cimitero era piccolo e sembrava fatto a croce come certe chiese. I cipressi facevano ombra, come adesso alle tombe famigliari e quest’idea che neanche la morte “livella” mi faceva impressione. Possibile che i ricchi muoiano da ricchi? Questa cosa mi metteva in confusione perchè la mamma, così credente, raccontava diversamente di quello che diceva Gesù e quello che poi hanno scritto i suoi Apostoli. Su tutta la parete di fronte al cancello, dall’altra parte del Cimitero, ci sono sepolte le persone delle “grandi” famiglie di Rimini, quelle cioè che hanno lasciato una traccia e si possono trovare i nomi nei libri della città, quelle persone, come la famiglia Baldini, che hanno la villa davanti a dove era il negozio di mia nonna, ma che io ne avevo sempre sentito parlare con rispetto e meraviglia e sentivo dire a casa mia che se non era per loro e per un certo Tintori, la mia città non avrebbe potuto avere nè il turismo, nè la ricchezza.

Ogni tanto nella nebbia (perchè allora c’era sempre la nebbia e non il sole?) sbucava qualcuno di conosciuto a mia nonna. Lei chiacchierava un pò e poi incamminate via, mi raccontava qualsiasi cosa su quella persona. Come mi piaceva sentire raccontare e mi porterò sempre nel cuore, specie durante le feste dei morti, questi ricordi teneri che parlano, nonostante fossimo al Cimitero, di tempi felici con la persona che forse più delle altre, rimpiango ancora.

Daniela Della Bartola

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *