La figlia del bagnino in trasferta in Romagna

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La spiaggia di Rimini

La spiaggia di Rimini

Quest’anno il tempo fa le bizze, e la bella stagione tarda a far capolino sulla Riviera Adriatica. Sembra proprio che Apollo se la sia presa per qualcosa. Forse ci è rimasto male lo scorso settembre, quando la popolazione indigena, sfiancata da quattro mesi di afa ininterrotta, ha iniziato a sbottare con frasi del tipo: “Meglio il freddo” – “Non se ne può più” – “Voglio la pioggia”. Si sarà offeso, di sicuro. Avrà detto tra sé e sé: “Come? Io vi regalo più di cento giorni di sole, e voi mi ripagate così? Adesso vi sistemo io!”. Infatti, verso fine settembre il sole si è spento e al suo posto sono apparsi, minacciosi, cirri e nembi grigiastri. Fino a un mesetto fa nessuno si lamentava – l’inverno è l’inverno – adesso però sarebbe ora che il bel tempo facesse pace col litorale. E invece niente.

Questo cielo incerto non induce soltanto a un diffuso malumore tra i cittadini meteoropatici, ma provoca anche un certo disagio del portafogli: alberghi vuoti, bar semi-deserti, strade desolate sotto la pioggia battente e stabilimenti balneari simili a campi d’addestramento al tiro. Qualche giorno fa, gli amici tedeschi hanno fatto sapere tramite Otto Kruntz – loro portavoce ufficiale – che ritarderanno la loro calata a data da definire. A questa notizia il bagnino, sconsolato, ha sistemato in riva la sua vecchia sedia di legno, ci si è seduto e non si è più mosso di lì. Vuole scrutare l’orizzonte – dice – per essere il primo ad avvistare l’arrivo dell’anticiclone delle Azzorre. Sua figlia, a queste parole deliranti, si è preoccupata parecchio.

Per non stare con le mani in mano, la ragazza ha preso una decisione: andare in trasferta in Romagna per qualche giorno. Non per vacanza; la figlia di un bagnino non va mai in villeggiatura. «A fare cosa?», le ha domandato suo padre. «Un specie di corso d’aggiornamento. Qui ancora non c’è niente da fare, babbo. Allora mi son detta: “Vado lì a scoprire le chiavi del successo turistico romagnolo”. Così poi potremo usarle a nostro vantaggio, no?». Lui ha approvato, speranzoso. E così ieri, di buonora, la figlia del bagnino è partita in trasferta per Rimini, mentre suo padre ha finalmente riposto la sua seggiola ed è tornato a casa. Con tutta l’acqua che si è preso in questi giorni, le sue ossa ne hanno risentito non poco. La moglie del bagnino, però, sa come riparare a certi inconvenienti: gargantuesca porzione di brodetto di pesce e moretta bollente (no, non si tratta di una signorina dagli appetiti insaziabili ma di una bevanda fanese rinvigorente, preparata con caffè, liquori vari e scorza d’arancia). Il bagnino, rifocillato e accudito, pensa ora alla sua impavida figliola: sola, in terra nemica. Una Mata Hari dei giorni nostri, pronta a scovare trucchi e segreti da dietro quei suoi innocenti occhioni. Speriamo solo non mi s’innamori di un romagnolo – pensa d’un tratto il bagnino. Ma poi si ricorda che anche a lui è capitato, quarant’anni fa – e resta ancora la scelta migliore che abbia fatto in vita sua. Guarda sua moglie, lì sul divano, e le sorride. Lei non capisce e gli domanda: «Cos’hai da ridere?». E lui: «Niente… è che mi fa solletico qui, dietro la spalla», e le prende la mano.

La figlia del bagnino

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