Le acque di Rimini

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Etichetta dell'acqua Galvanina

Etichetta dell’acqua Galvanina (da www.etichetteacqua.it)

Rimini è stata da sempre una città ricca di acqua, grazie alla grande quantità di sorgenti che caratterizzano tuttora il nostro territorio.

La letteratura ne riporta diverse:

  • una sorgente di acqua salino-iodata, o ferruginosa, in località Borgazzano, lungo la strada per Sant’Aquilina.
  • una sorgente di acqua salina, o salino-magnesiaca, in località Mandrione (o Mondrione).
  • una sorgente di acqua salino-magnesiaca, o ferruginosa, in località Covignano.
  • una sorgente di acqua solforosa, in località Sacra Mora, forse la più famosa del territorio riminese. Il nome nasce da una leggenda: il sarcofago di san Giuliano, dopo aver navigato lungo l’Adriatico, si sarebbe arenato in questa zona del litorale, e qui sarebbe sgorgata una sorgente di acqua purissima. Sacra Mora , o Sacramora, dovrebbe infatti derivare da Sacra Dimora. La sorgente si trovava in terreno sabbioso, e dall’acqua gorgogliava in continuazione quello che veniva chiamato gaz idrogeno carbonato, un mistura di monossido di carbonio, idrogeno, metano ed anidride carbonica. Una particolarità di questa sorgente era lo spesso strato di melma nerastra che ricopriva la superficie ed i margini della pozza, ed anche il fosso che l’acqua percorreva fino al mare irrigando gli orti vicini.
  • una sorgente di acqua alcalina, medio-minerale bicarbonato-calcica, in località San Lorenzo in Monte, conosciuta come La Galvanina. Un’acqua, questa, conosciuta fin dall’epoca romana per le sue proprietà terapeutiche.
2 Responses to "Le acque di Rimini"
  1. Serena ha detto:

    Oltre alle sorgenti esterne alla città, c’erano anche dei luoghi di distribuzione di “acqua dolce” in centro storico? e se sì dove ed in quali fonti si possono reperire ulteriori informazioni?

    Grazie mille..

  2. admin ha detto:

    Molte case possedevano pozzi ma la fontana di piazza Cavour era il terminale della sorgente di epoca romana che partendo dall’esedra di via Dario Campana prima serviva un fontanone in via Poletti (demolito nell’ottocento). la città era attraversata da una vena d’acqua che poi confluiva nell’Ausa oltre l’anfiteatro, dopo aver alimentato i mulini comunali ma si narra che fosse una cloaca a cielo aperto. La Biblioteca Gambalunga (e il suo sito Opac Sebina) restano la miglior fonte di consultazione

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