I mestieri di una volta: lo spranghino e l’arrotino

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Dal blog di Nonno Guido, due racconti ambientati negli anni ’10 del Novecento

Lo spranghino

Un giorno si fermò in piazzetta Augurelli, oggi piazzetta Zavagli, col suo furgoncino a pedale uno sprangatore; l’uomo urlò “l’è arrivat e spranghin, chi ha di tighem, di piatt e qualunque cosa da spranghè me a so prount a fe e lavour”. La gente portò diversi piatti, tegami ed altre cose da riparare. Inoltre disse che riparava anche gli ombrelli.

Mia mamma aveva un catino di ceramica antico screpolato che non adoperava per paura che si spezzasse e glielo portò. Si mise subito al lavoro; tirò fuori da una cassetta un vecchio trapano, cominciò a praticare i fori e con un filo di ferro fece diverse cuciture. Finite le cuciture impastò una polvere bianca (cementite), con questa chiuse i buchi e le crepe seppellendo il filo di ferro in maniera che lavando gli oggetti riparati le donne non si ferissero le mani. Si era fatto buio e non riuscì a portare a termine tutti i lavori, fra i quali anche il catino che gli aveva dato mia mamma, e disse che li avrebbe portati in bottega e li avrebbe restituiti il giorno dopo, appena avesse avuto un po’ di tempo disponibile.

Mia mamma non era molto contenta e allora domandai dove aveva la bottega dicendo che sarei andato a ritirare io; mi disse che la bottega l’aveva “tla cuntreda di Magnen“, l’attuale via Garibaldi.

… continua il racconto sul blog di Nonno Guido: E Spranghin

L’arrotino

prosegue il racconto: L’arrotino

Un giorno un arrotino passò davanti alla trattoria*, domandò se c’erano coltelli da arrotare e mio babbo gliene diede diversi.

Si mise subito al lavoro: io guardavo curioso questo lavoro, i coltelli quando uscivano dalle sue mani non sembravano più quelli di prima perché erano belli e lucidi. Mio babbo domandò il conto ma lui rispose: “prima mangio nella sua trattoria, il conto lo facciamo dopo”. Mangiò un bel piatto di pasta asciutta (tagliatelle), due polpette, pane e un quarto di vino. Io non ho seguito il resto, perché non mi interessava, non so chi dei due doveva avere la differenza del conto.

* La famiglia Fabbri era proprietaria della trattoria San Martino, nell’omonima piazzetta, andata a fuoco nel primo decennio del Novecento

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