Rimax e la predica ai pesci

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d0ec929f_oRimax capitolo 10 – 1223  – Sant’Antonio e i pesci

 

– Indosserai un saio di bigello, invece di questa calda tonaca, ci hai pensato? Un indumento rozzo di panno di colore bigio, tessuto grossolanamente, a pelo fitto come la pelliccia di un animale. –

– Siamo tutti creature del Signore, come afferma Frate Francesco

– Va bene, Fernando – sospirò il vescovo – se così hai deciso allora hai il permesso della Chiesa di lasciare la confraternita dei Canonici regolari di Sant’Agostino e di abbracciare la fede francescana. E come hai chiesto tu stesso da oggi ti chiamerai Antonio. Và, figlio mio, vai e predica nel mondo la fede nel Signore.

Seduto sui gradini dell’imbarcadero Antonio ripensava all’episodio del passato che lo aveva in definitiva portato in quella città. Il cielo era sereno e una lieve brezza calda soffiava da terra verso il mare facendo dondolare appena le barche sull’acqua calma del canale mentre a poca distanza da lui un gatto stava pigramente disteso al sole, ignorando la sua presenza.

Alcuni pescatori, seduti alle sue spalle, chiacchieravano fra loro mentre pulivano gli strumenti necessari al loro lavoro e riparavano le reti.

“Vai e predica nel mondo la fede nel Signore” – così si era espresso il vescovo. Come se fosse un compito facile in quegli anni in cui le eresie nascevano e prosperavano. Antonio rimuginava fra sé queste parole pensando che non era affatto agevole trovare le parole giuste per convincere quella brava gente a credere nella parola di Dio.

Come riuscirci quando coloro che predicavano povertà lo facevano indossando abiti di seta e di broccato? Oppure vivendo nel lusso più sfrenato circondati di servitori e concubine? Sembrava che gli insegnamenti di Frate Francesco fossero scivolati via come acqua sul clero senza apportare cambiamenti, senza che i suoi esponenti credessero necessario di avvicinarsi alla gente comune ed alle sue necessità.

Lui si era liberato dei suoi abiti eleganti per vestire un rozzo saio stretto in vita da una comune corda di canapa, dedicando la sua vita alla povertà e alla preghiera, ma quanti altri l’avevano fatto? Quanti avevano davvero creduto alle parole di umiltà e di bontà predicate da Francesco, parole che provenivano diritte dagli insegnamenti del Signore?

Intanto, senza rendersene conto, Antonio ricavava piccole molliche appallottolandole dalla mezza forma di pane che gli era stata data come elemosina e le gettava nell’acqua trasparente del canale dove una torma di piccoli pesci guizzava argentea contendendosi i piccoli bocconi. Il gatto, curioso, si era avvicinato di soppiatto ed era sceso sull’ultimo gradino dell’approdo, interessatissimo al movimento dei pesci nell’acqua sotto di lui.

Una mollica rimbalzò sul bordo di pietra vicino a lui e cadde in acqua. Subito una miriade di pesci si lanciò verso il boccone ma ancor più velocemente il gatto, con un movimento fulmineo, trafisse con gli artigli un povero pesciolino e con la preda ancora guizzante, prigioniera fra i denti aguzzi, scappò a ripararsi dietro un rotolo di cordame.

“Perdonami, Signore” recitò Antonio, che era stato colto di sorpresa dall’inaspettata manovra del gatto “non intendevo causare la morte di quel povero pesciolino. Se non avessi lanciato le molliche di pane il pesce sarebbe ancora vivo! Oppure no? Forse ogni cosa rientra nel disegno divino, anche un gesto apparentemente crudele.”

Intanto il gatto era tornato ad appostarsi sullo scalino di prima così Antonio lanciò altre molliche di pane, mentre lo sbocconcellava distrattamente egli stesso ed assistendo così ad un altro paio di catture. Ogni volta il gatto scappava a consumare il suo boccone al sicuro dietro un riparo.

“Perché ti vai a nascondere, gatto?” pensava Antonio “da cosa scappi? Non c’è nessuna minaccia e potresti mangiare in pace il tuo pesce senza dover fuggire ogni volta. E che punizione può mai esserci se si segue la propria natura? Non così per gli uomini che sono dotati di libero arbitrio e che sono in grado di scegliere fra bene e male.”

Quei pensieri però gli avevano fatto venire un’idea e Antonio era salito su un grosso bragozzo ancorato alla banchina e portatosi sulla tolda per farsi meglio sentire aveva cominciato a predicare rivolto verso i pescatori seduti a terra ad aggiustare le reti.

Senza molto successo dovette ammettere poco dopo con sé stesso: le sue parole infervorate non scuotevano più di tanto l’interesse dei pescatori, anzi sembrava proprio che nemmeno lo stessero ad ascoltare.

“Ah” – pensò – “magari nelle mie parole ci fosse lo stesso potere che c’è nelle molliche di pane per attirare i pesci! Magari fosse così facile portare le anime di questi uomini al Signore come fa il gatto coi pesci usando i suoi artigli aguzzi! Io non conosco parole altrettanto convincenti e pungenti”

Anche il gatto nel frattempo aveva salito cautamente la passerella che univa il bragozzo al molo per venire ad accucciarsi davanti ai suoi piedi guardando speranzoso la torma di pesciolini che ancora nuotavano a fior d’acqua alla ricerca di cibo.

Ciò diede ad Antonio un’idea.

Voltò deliberatamente le spalle ai pescatori e si mise a predicare rivolto verso la superficie dell’acqua.

– Venite voi ad ascoltare la parola di Dio – disse Antonio rivolto ai pesci – voi che siete fra le più umili creature del mare, facili prede per ogni avversario. E pur tuttavia non mostrate nessuna paura e nella vostra semplicità vi assiepate per ascoltarmi. Venite voi ad ascoltare la parola di Dio, voi che siete pagani, mentre non lo fanno gli uomini! –

Alle sue parole il brusio delle persone alle sue spalle si era acquietato mentre la folla di uomini e donne gli si faceva via via più vicina per assistere allo spettacolo della moltitudine di forme guizzanti che sembravano guizzare sopra la superficie del mare quasi volessero sentire meglio le parole del frate.

– Voi siete i miei piccoli pagani – disse Antonio continuando a rivolgersi agli umili pesci di scoglio – ma siete anche i più fedeli ascoltatori della vera fede, molto più degli uomini.

Rimax osservava il guizzare dei grassocci pesci, così vicini eppure così lontani visto che le parole del frate glieli avevano resi ormai inavvicinabili. Piccoli pagani. Ovvero paganelli.

Chissà se passò per la mente del gatto l’idea che quello sarebbe stato un bellissimo ed azzeccato nome per loro.

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