Uno, nessuno, centomila.. Pippo

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“Pippo” in Piazza Cavour

Se non avete conosciuto almeno un “Pippo”, i casi sono due: o siete troppo giovani o non siete riminesi.

Pippo, per i pochi che ancora non ne avessero associato l’identità, era il venditore ambulante storico (meglio: leggendario) di bomboloni, caramelle e sementine varie (brustoline e lupini su tutte) che ormai fa parte della cultura ‘pop’ novecentesca riminese al pari dell’omologa femminile Zaira, di Caruso e le sue “bombe al limone” (o limoncini) e, in tempi più recenti, di Zanza e Magic Voice. Personaggi talmente permeati nella – e dalla – cultura locale da diventarne interpreti e parte stessa di un’epoca e di un contesto urbano.

L’aura di vero e proprio mito che si spande attorno al ricordo di Pippo ci viene confermata da alcune apparenti incongruenze logistiche e temporali, legate alla sua (onni)presenza nel territorio e agli anni di attività: quasi tutti i riminesi vissuti nella seconda metà del Novecento, infatti, ritengono di aver conosciuto e frequentato “un” Pippo, più o meno di mezza età e provato dalla vita e dalle intemperie, che stazionava di fronte alla propria scuola (media, poi superiore), davanti al cinema preferito o in vari luoghi pubblici (lo spiazzo del porto, il centro storico, le varie sagre rionali, le fogheracce), sempre con il proprio carrettino (poi rigorosamente motorizzatosi in Empolini) e con l’immancabile berretto marinaro calato sulla testa.

Sorge quindi spontaneo il dubbio che potessero esistere più “Pippi”.

Una storia così potrebbe tranquillamente far parte di una “leggenda metropolitana”: qualsiasi signore di mezza età o anziano che abbia venduto “bomboloni, croccanti, canditi, mandorle” (come racconta Sonia Toni in questo bell’articolo), infatti, è stato per noi riminesi un Pippo, indipendentemente dall’effettiva, reale identità: bastava un triciclo, un motofurgone, tante leccornie (e poco importavano le regole dell’igiene, che fanno tanto modernità), un eskimo verde e un berretto calato in testa per divenire leggenda. E nelle sue rughe intravedevamo riverberi di gelidi spifferi di tramontana, di afose raffiche di garbino o di impenetrabili nebbie vissute nella staticità dell’attesa, accanto al cupo suono della sirena portuale.

E non a caso, tra le storie novecentesche più radicate a livello popolare, troviamo un altro Pippo addirittura a livello nazionale: veniva infatti così definito il ricognitore che, durante il secondo conflitto mondiale, anticipava i bombardieri alleati ed era per questo atteso e individuato dalla popolazione di ogni città con terribile trepidazione: appare oggi quasi incredibile che, in tempi in cui non esistevano media invasivi come televisione e Internet, tale nomignolo si sia diffuso con tanta puntualità e capillarità a ogni latitudine del paese.

Infine un dato curioso: cercando l’abbinamento “Pippo” + “bomboloni” sui motori di ricerca, si approda anche a un divertente dirigibile meccanico, utilizzato a Viareggio presso il Gatto Nero proprio per trasportare i krapfen dalla cucina al banco e rovesciarli nello zucchero. Chi li ha provati ne conserva una memoria altrettanto leggendaria… che anche noi avremmo voluto degustare.

Bibliografia:
C. Cupi, “Una Rimini Scomparsa”, Chiamami Città 10/3/2010
S. Toni, “Dov’è Finita Rimini?”, http://www.salvarimini.com/2012/07/dove-finita-rimini.html , 21/7/2012
– P. Toselli, “Storie di ordinaria falsità. Leggende metropolitane, notizie inventate, menzogne: i falsi macroscopici raccontati da giornali, televisioni e Internet” – BUR 2004

Video di Galeazzo Arcibalbo di Romagna:

3 Responses to "Uno, nessuno, centomila.. Pippo"
  1. Gabriele ha detto:

    Tutto verissimo,ma io ricordo benissimo che Pippo avesse un tre ciclo Benelli 3 marce,qui da noi era più venduto che l’ape.Ma chi ha notizie delle due carbonaie di Sangiuliano?Che personaggi,altro che Pippo.Giravano anni 74/78 circa,in piazza Tre martiri vestite i nero,sporche,ma sporche(mamma anziana e figlia che ago migliaia al gobbo di Notredam)camminavano bestemmiando e sputando per terra……..Noi ragazzi davanti al bar Dovesi ci facevamo delle risate ancora indimenticate

  2. Paolo ha detto:

    Qualche volta essere vecchi aiuta. I Pippi originali erano due, ed erano fratelli. Ognuno dei due si faceva aiutare dalla moglie. Uno stazionava fisso davanti alla Chiesa di Maria Ausiliarice, dei Salesiani, l’altro preferiva mettersi di giorno sul Lungomare vicino al porto e di sera e di notte sul lato mare di piazza Tripoli più’ o meno davanti al Mocambo. Le clientele erano diverse. Il primo faceva soldi coi i frequentatori della Chiesa e del Cinema dei Salesiani, l’altro si rivolgeva ad un pubblico di abituali frequentat ori della spiaggia e del porto di giorno e di puttanieri di notte. Quello della foto e’ proprio quest’ultimo. L’altro era piu’ piccolo e paffutello. Ometto di dire per questioni di privacy il loro cognome, giacche’ hanno figli, pero’ voglio ricordare che guando sono morti si diceva che nelle loro case, dalle parti di viale Trento, fossero stati trovati molti soldi in contanti.

  3. Paolo Brocchi ha detto:

    Sono parecchio datato, ma ho un ricordo d’infanzia molto chiaro ed affettuoso nei riguardo dei due fratelli (Pippo e l’altro di cui non ho mai conosciuto il nome) che vendevano bomboloni agli angoli delle piazze e lungo le vie di Rimini: lungomare e non solo. Ho in particolare il piacevole ricordo di quando ho incrociato il Pippo. Avevo, allora, circa cinque anni. Avevo raggiunto Rimini sul cannone della bicicletta di mio padre che nei giorni di mercato raggiungeva la città dalla campagna per incontrare i suoi amici “sensali” all’angolo fra piazza Cavour e via (credo) Sigismondo (quella della chiesa di S.Agostino). Proprio quì stazionava Pippo con la sua bicicletta ed il contenitore in legno con coperchio apribile e retato in cui teneva “bomboloni” e paste varie, posto anteriormente sopra la ruota ed adiacente al manubrio. Fu allora che mio padre mi acquistò un “saporitissimo bombolone” da Pippo.
    Da allora incontrai Pippo ogni giorno davanti alla scuola secondaria che andai a frequentare dopo le Elementari. Grazie Pippo di essere esistito. Sei stato uno dei miei eroi di gioventù!

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