Pubblicato 2 ore fa

Rimini Sparita

A spasso sul porto canale ... EspandiRiduci

A spasso sul porto canale

Pubblicato 12 ore fa

Rimini Sparita

alla fine di un altro giorno ... EspandiRiduci

alla fine di un altro giorno

Pubblicato 14 ore fa

Rimini Sparita

Esordio di un leggendario #bolide _ Photo by Davide Minghini. 🚀🛸🏍🛵 @solexfrance @velosolex_italia @velo_solex_ #rimini #riminisparita #bibliotecagambalunga #vintagephotos ... EspandiRiduci

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Ne ho avuti almeno 4 l'ultimo lo conservo ancora... con le ruote sgonfie 🤓

Se scendevi è correvi andavi più forte..

Genius.....

Lo ricordo ...ma in quel tempo avevo un motom e la macchina

Pubblicato 17 ore fa

Rimini Sparita

“Cosa ci hanno lasciato" di Grazia Nardi
Vocabolario domestico
“Sa grazie us magna pòc…”
Con “grazie” non si mangia.. era il commento di chi, per un favore reso, una gentilezza sostanziosa dimostrata, si aspettava una ricompensa in danaro e così rispondeva a chi, invece, se la cavava con un “grazie”..Un modo di dire che introduce il tema della mancia non tanto come usanza di natura commerciale diffusa in alcuni Paesi dove, pare, sia obbligatoria nella misura di una percentuale minima predefinita ma come forma di elargizione discrezionale e soggettiva. E questo genere di mancia nella realtà riminese, dominata dal dopoguerra dall’economia turistica, ha la sua storia. La prima forma, infatti, di mancia assomigliava più alla formula del baratto..tanto che serviva – il più delle volte – a compensare una prestazione…. Così il marito della donna di servizio che, all’occorrenza, andava ad eseguire lavoretti nella casa dei padroni, se ne tornava alla propria con “i m’ha rigalè na galèina… na bòcia ad vèin…”… mentre nelle famiglie più modeste era in auge il rinvio “dai t’am vèin a cumdè e’ rubinèt? Che quand t’at spós at faz un bèl rigal…”
Poi arriva la “stagione”, il lavoro estivo - nei bar, ristoranti, sale da ballo, nei servizi di spiaggia e nelle pensioncine che ancorchè a conduzione famigliare ricorrevano ai rinforzi di sera e nel fine settimana contando su uomini e donne che avevano bisogno di arrotondare lo stipendio mentre gli alberghi di più alta categoria attingevano a personale più qualificato e maggiormente distribuito nelle varie mansioni, insomma ce n’era per tutti e per tutte. Appaiono i lift (fattorini addetti all’ascensore), il commis de rang (l’aiuto cameriere) che aprono la strada del lavoro ai più giovani, ed ecco che allora “la pèga l’an’è un gran chè ma sal mènci, arìv a ciapè…”. Sulla mancia confidava la bagnina che assisteva alle sabbiature, quella col grembiule bianco ed i capelli riparati dal fazzoletto legato dietro alla nuca e che, quando la mancia era scarsa, riteneva più conveniente spenderla subito in quel baretto con le pareti di legno che i titolari cercavano di caratterizzare appendendo qua e là pezzi di rete da pesca, conchiglie portate dal mare sulla battigia e fotografie orami ingiallite con i principali monumenti della città. Scarse per ovvie ragioni le mance per la donnina che, in un secondo tempo, fu messa al servizio dei capanni (siamo già al cemento) adibiti a toilette.. lì i clienti arrivavano col costume, senza tasche e portafoglio tenendo in mano una o due monetine….
Dunque la mancia diventava una parte integrante di uno stipendio che serviva a mandare avanti la famiglia dando risposte che andavano anche oltre i beni essenziali: tirar su un altro piano della casa “isè sl’as spósa la fiòla..”, acquistare la prima auto, assicurare la prosecuzione degli studi, comprarsi il corredo…e se mai si poteva pensare a qualcosa di superfluo: un collier in oro lei, un buon orologio lui: “quèl a me faz sal mènci ad feragäst..”.. una realtà appena abbozzata, preludio di quella dolce vita che di lì a poco impregnerà Rimini e la riminesità, ispirando il capolavoro felliniano
#buonamemoria
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“Cosa ci hanno lasciato di Grazia Nardi
Vocabolario domestico
“Sa grazie us magna pòc…”
Con “grazie” non si mangia.. era il commento di chi, per un favore reso, una gentilezza sostanziosa dimostrata, si aspettava una ricompensa in danaro e così rispondeva a  chi, invece, se la cavava con un “grazie”..Un modo di dire che introduce il tema della mancia non tanto come usanza di natura commerciale diffusa in alcuni Paesi dove, pare, sia obbligatoria nella misura di una percentuale minima predefinita ma come forma di elargizione discrezionale e soggettiva. E  questo genere di mancia nella realtà riminese, dominata dal dopoguerra dall’economia turistica, ha la sua storia. La prima forma,  infatti, di mancia assomigliava più alla formula del baratto..tanto che serviva – il più delle volte – a compensare una prestazione…. Così il marito della donna di servizio che, all’occorrenza, andava ad eseguire lavoretti nella casa dei padroni, se ne tornava alla propria  con “i m’ha rigalè na galèina… na bòcia ad vèin…”… mentre nelle famiglie più modeste era in auge il rinvio “dai t’am vèin a cumdè e’ rubinèt? Che quand t’at spós at faz un bèl rigal…”
Poi arriva la “stagione”, il lavoro estivo -  nei bar, ristoranti, sale da ballo, nei servizi di spiaggia e nelle pensioncine che ancorchè a conduzione famigliare ricorrevano ai rinforzi di sera e nel fine settimana contando su uomini e donne che avevano bisogno di arrotondare lo stipendio mentre gli alberghi di più alta categoria attingevano a personale più qualificato e maggiormente distribuito nelle varie mansioni, insomma ce n’era per tutti e per tutte. Appaiono i lift (fattorini addetti all’ascensore), il commis de rang (l’aiuto cameriere) che aprono la strada del lavoro ai più giovani, ed ecco che allora “la pèga l’an’è un gran chè ma sal mènci, arìv a ciapè…”. Sulla mancia confidava la bagnina che assisteva alle sabbiature, quella col grembiule bianco ed i capelli riparati dal fazzoletto legato dietro alla nuca e che, quando la mancia era scarsa, riteneva più conveniente spenderla subito in quel baretto con le pareti di legno che i titolari cercavano di caratterizzare appendendo qua e là pezzi di rete da pesca, conchiglie portate dal mare sulla battigia  e fotografie orami ingiallite con i principali monumenti della città. Scarse per ovvie ragioni le mance per la donnina che, in un secondo tempo, fu messa al servizio dei capanni (siamo già al cemento) adibiti a toilette.. lì i clienti arrivavano col costume, senza tasche e portafoglio tenendo in mano una o due monetine….
Dunque la mancia diventava una parte integrante di uno stipendio che serviva a mandare avanti la famiglia dando risposte che andavano anche oltre i beni essenziali: tirar su un altro piano della casa “isè sl’as spósa la fiòla..”, acquistare la prima auto, assicurare la prosecuzione degli studi, comprarsi il corredo…e se mai si poteva pensare a qualcosa di superfluo: un collier in oro lei, un buon orologio lui: “quèl a me faz sal mènci ad feragäst..”.. una realtà appena abbozzata, preludio di quella dolce vita che di lì a poco impregnerà Rimini e la riminesità, ispirando il capolavoro felliniano
#buonamemoria

 

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Me le ricordo bene le sabbiature quando bambina andavo al mare e vedevo queste persone coperte dalla sabbia mi chiedevano sempre come facevano a resistere, poi quando si alzavano tutti sudati si coprivano con un asciugamano e aspettavano seduti prima di andare via,

Me le ricordo molto bene! Si preparavano alla mattina, si faceva una conca lunga quanta una persona è si lasciava scaldare sotto il sole,infatti l'orario x le sabbiature era dalle 12 alle 13.Ci si estendeva dentro la conca e la bagnina ti ricopriva tutta.Dentro? Un forno,e giù che sudavi.😓😓

Semplicemente " un tuffo che riporta ,con la fierezza di una descrizione narrata e che coinvolge totalmente,in una Rimini del dopoguerra.della ripresa con tutti o sapori e i profumi di quel bel tempo passato...eppure reso immortale!

Me le ricordo bene quelle bagnine....ero piccola, andavo al mare con mia nonna, la mattina presto, ci sedevamo sul muretto attaccato alla balaustra che separa il marciapiede dalla spiaggia

Mia madre faceva l' addetta ai capanni ed io bambina la aiutavo a spazzare via la sabbia con la saggia dalle cabine e passerelle, al mattino a alla sera quando i bagnanti tornavano negli alberghi....si stava lì tutto il giorno anche con il brutto tempo e all'ora di pranzo sotto i denti insieme ai maccheroni stracotti che passava l'albergo c'erano sempre dei granellini di sabbia che scricchiolavano tra i denti...e quanti tedeschi, austriaci, francesi era bello giocare con quei bambini che nonostante stranieri ci si capiva ugualmente. Bei ricordi.....

Ce l'ho anch'io una foto di mia nonna Ersilia che faceva le SABBIATURE!!

La conca,era chiamata buca. Quando il cliente aveva terminato il tempo,si faceva uscire dalla buca e si massaggia va. Sudava più il bagnino che il cliente. Brava Grazia

Chissà se ancora farebbero bene alle ossa le sabbiature

Sei meravigliosa nel raccontare

Bellissimo!

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Pubblicato 20 ore fa

Rimini Sparita

A sèm tót bon e brèv a dì che RS l’è bèla
me’ po’ ai scriv al stòri ad quand a sèra burdèla
ma tót a pùtém fè sintì la nòsta vósa
sal paroli o na foto clas’arcòrda qualcòsa
e RS l’ha n’è snà na pagina, l’è n’associaziòn
cla difònd la nòsta storia ed ènca al previsiòn
racunt, stori, angul dla nosta cità per ès sigur
che ogni tasèl, ogni pzulèin al purtém te’ futur
ognun ad nùn l’è na gòzla, insèin a sèm e’ mèr
e alora èntra ènca te tl’asociaziòn cu n’è gnènca chèr
Me al cunsèderi un unór, ai sò drèinta da an
perché a sò sigura ch’ e’ mènc i lè in sé fa dan.
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(Grazia Nardi)
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che ogni tasèl, ogni pzulèin al purtém te’ futur
ognun ad nùn l’è na gòzla, insèin a sèm e’ mèr
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Pubblicato 23 ore fa

Rimini Sparita

Scioperi di molti anni fa - foto di Davide Minghini ©Biblioteca civica Gambalunga #fotostoriche #riminisparita #bancacarim #bibliotecagambalunga ... EspandiRiduci

Scioperi di molti anni fa - foto di Davide Minghini ©Biblioteca civica Gambalunga #fotostoriche #riminisparita #bancacarim #bibliotecagambalunga

Pubblicato 1 giorno fa

Rimini Sparita

il medioevo a un passo: Maciano di Pennabilli ... EspandiRiduci

il medioevo a un passo: Maciano di Pennabilli

 

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Conosco il piccolissimo boschetto, carinissimo! ti riporta alla mente la vita degli abitanti tutti uniti e in fratellanza, così me lo immagino

Il castello di Maciano

Pubblicato 2 giorni fa

Rimini Sparita

Liliana Segre
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella mi ha chiamato stamattina comunicandomi la decisione di nominarmi senatrice a vita. Lo ringrazio per questo altissimo riconoscimento. La notizia mi ha colto completamente di sorpresa. Non ho mai fatto politica attiva e sono una persona comune, una nonna con una vita ancora piena di interessi e di impegni. Certamente il Presidente ha voluto onorare, attraverso la mia persona, la memoria di tanti altri in questo anno 2018 in cui ricorre l’80esimo anniversario delle leggi razziali.
Sento dunque su di me l’enorme compito, la grave responsabilità di tentare almeno, pur con tutti i miei limiti, di portare nel Senato della Repubblica delle voci ormai lontane che rischiano di perdersi nell’oblio. Le voci di quelle migliaia di italiani, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che nel 1938 subirono l’umiliazione di essere degradati dalla Patria che amavano; che furono espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla società dei cittadini ‘di serie A’. Che in seguito furono perseguitati, braccati e infine deportati verso la ‘soluzione finale’. Soprattutto le voci di quelli, meno fortunati di me, che non sono tornati, che sono stati uccisi per la sola colpa di essere nati, che non hanno tomba, che sono finiti nel vento.
Salvare dall’oblio quelle storie, coltivare la Memoria, è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza. E la può usare. Il mio impegno per tramandare la memoria, contrastare il razzismo, costruire un mondo di fratellanza, comprensione e rispetto, in linea con i valori della nostra Costituzione, continuerà ora anche in Parlamento, ma, lo dico sin d’ora, senza trascurare la mia attività con gli studenti.
Continuerò finché avrò forza a raccontare ai giovani l’orrore della Shoah, la follia del razzismo, la barbarie della discriminazione e della predicazione dell’odio. L’ho sempre fatto, non dimenticando e non perdonando, ma senza odio e spirito di vendetta. Sono una donna di pace e una donna libera: e la prima libertà è quella dall’odio.

CUM’IR
L’è pas pió ad stènt’an ma l’è cmè fós ir
perché cagl’òmbri l’in sè po’ mèt in tu cantòun
Bsògna arcudèrs, nu ciapésme in zir
c’un basta na vòlta l’an fes’avni di guzlùn
Chi móć ad òsi, chi schélètre vaghènt,
in pésa snà sóra la gòba d’un mat
chi savéva, chi vidéva e us ziréva d’un chènt
l’ha mustrè mènca cusiènza d’un gat
Ma chi tip chi lé je ancora spèss’a nun
e i stà si nòv in bòna cumpagnìa
sa quil chi è dvènt tót sapièntun:
“le roba pasèda, l’an po’ pió turnè clà manìa”
Ma fin tènt chè mònd è sarà divìs tra furb e quajùn
e invézi da calè, la crès la masa di sgrazièd
e us cundana chièltre perché ai vidém divèrs da nùn,
cal mattènzi li pò ancora suzed
Allora l’è impurtènt insgnè tal scòli e discùt
perché ugnun è posa capì, per nu scanzlè la memoria
ma fè sparì dal tóti al lèngui la parola “kaput”
e ricustruì un futur sal macéri dla nostra storia
Perchè l’olocàust l’è stè un dulór per i pió gióst,
una vergògna per tóta l’umanità
ed in quèla a duvèm truvè e’ nost pòst
e dès da fè per putè dì “cl’urór un’artornérà”.

Sono passati più di sett’anni ma è come fosse ieri perché quelle ombre non possiamo metterle in un angolo della nostra memoria, bisogna ricordarsi, non essere ipocriti perché non basta commuiversi un giorno l’anno.. quei mucchi d’ossa, quegli scheletri vaganti non pesano solo sulla coscienza di un matto.. chi sapeva, chi vedeva e si girava dall’altra parte ha dimostrato meno coscienza di quella di un gatto ma quei soggetti ci sono ancora in mezzo a noi e sono in buona compagnia coi nuovi sapientoni: “è roba del passato, quella follia non può più tornare”. Ma finchè il mondo è diviso tra furbi e sprovveduti e la povertà cresce anziché calare e ce la prendiamo con quelli che riteniamo diversi da noi.. quella mattanza può ancora ripetersi. Allora è importante l’insegnamento nelle scuole, discutere, fornire a tutti gli elementi per capire, per non cancellare la memoria e cancellare invece, da ogni lingua la parola “kaput” e si possa costruire un futuro sulle macerie della nostra storia. Perché l’olocausto è stato un dolore per i giusti ma non solo, è stato una vergogna per l’umanità intera mentre è in quella che dobbiamo trovare i nostro posto ed impegnarci per poter dire – a ragione “ quell’orrore non tornerà”. (GN)
#buonamemoria
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Liliana Segre
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella mi ha chiamato stamattina comunicandomi la decisione di nominarmi senatrice a vita. Lo ringrazio per questo altissimo riconoscimento. La notizia mi ha colto completamente di sorpresa. Non ho mai fatto politica attiva e sono una persona comune, una nonna con una vita ancora piena di interessi e di impegni. Certamente il Presidente ha voluto onorare, attraverso la mia persona, la memoria di tanti altri in questo anno 2018 in cui ricorre l’80esimo anniversario delle leggi razziali.
Sento dunque su di me l’enorme compito, la grave responsabilità di tentare almeno, pur con tutti i miei limiti, di portare nel Senato della Repubblica delle voci ormai lontane che rischiano di perdersi nell’oblio. Le voci di quelle migliaia di italiani, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che nel 1938 subirono l’umiliazione di essere degradati dalla Patria che amavano; che furono espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla società dei cittadini ‘di serie A’. Che in seguito furono perseguitati, braccati e infine deportati verso la ‘soluzione finale’. Soprattutto le voci di quelli, meno fortunati di me, che non sono tornati, che sono stati uccisi per la sola colpa di essere nati, che non hanno tomba, che sono finiti nel vento.
Salvare dall’oblio quelle storie, coltivare la Memoria, è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza. E la può usare. Il mio impegno per tramandare la memoria, contrastare il razzismo, costruire un mondo di fratellanza, comprensione e rispetto, in linea con i valori della nostra Costituzione, continuerà ora anche in Parlamento, ma, lo dico sin d’ora, senza trascurare la mia attività con gli studenti.
Continuerò finché avrò forza a raccontare ai giovani l’orrore della Shoah, la follia del razzismo, la barbarie della discriminazione e della predicazione dell’odio. L’ho sempre fatto, non dimenticando e non perdonando, ma senza odio e spirito di vendetta. Sono una donna di pace e una donna libera: e la prima libertà è quella dall’odio.

 CUM’IR
 L’è pas pió ad stènt’an ma l’è cmè fós ir 
 perché cagl’òmbri l’in sè po’ mèt in tu cantòun
 Bsògna arcudèrs, nu ciapésme in zir
 c’un basta na vòlta l’an fes’avni di guzlùn
 Chi móć ad òsi, chi schélètre vaghènt, 
 in pésa snà sóra la gòba d’un mat
 chi savéva, chi vidéva e us ziréva d’un chènt
 l’ha mustrè mènca cusiènza d’un gat
 Ma chi tip chi lé je ancora spèss’a nun 
 e i stà si nòv in bòna cumpagnìa
 sa quil chi è dvènt tót sapièntun:
 “le roba pasèda, l’an po’ pió turnè clà manìa”
 Ma fin tènt chè mònd è sarà divìs tra furb e quajùn 
 e invézi da calè, la crès la masa di sgrazièd
 e us cundana chièltre perché ai vidém divèrs da nùn, 
 cal mattènzi li pò ancora suzed
 Allora l’è impurtènt insgnè tal scòli e discùt 
 perché ugnun è posa capì, per nu scanzlè la memoria 
 ma fè sparì dal tóti al lèngui la parola “kaput”
 e ricustruì un futur sal macéri dla nostra storia
 Perchè l’olocàust l’è stè un dulór per i pió gióst, 
 una vergògna per tóta l’umanità
 ed in quèla a duvèm truvè e’ nost pòst
 e dès da fè per putè dì “cl’urór un’artornérà”.

Sono passati più di sett’anni ma è come fosse ieri perché quelle ombre non possiamo metterle in un angolo della nostra memoria, bisogna ricordarsi, non essere ipocriti perché non basta commuiversi un giorno l’anno.. quei mucchi d’ossa, quegli scheletri vaganti non pesano solo sulla coscienza di un matto.. chi sapeva, chi vedeva e si girava dall’altra parte ha dimostrato meno coscienza di quella di un gatto ma quei soggetti ci sono ancora in mezzo a noi e sono in buona compagnia coi nuovi sapientoni: “è roba del passato, quella follia non può più tornare”. Ma finchè il mondo è diviso tra furbi e sprovveduti e la povertà cresce anziché calare e ce la prendiamo con quelli che riteniamo diversi da noi.. quella mattanza può ancora ripetersi. Allora  è importante l’insegnamento nelle scuole, discutere, fornire a tutti gli elementi per capire, per non cancellare la memoria e cancellare invece, da ogni lingua la parola “kaput” e si possa costruire un futuro sulle macerie della nostra storia. Perché l’olocausto è stato un dolore per i giusti ma non solo, è stato una vergogna per l’umanità intera mentre è in quella che dobbiamo trovare i nostro posto ed impegnarci per poter dire – a ragione  “ quell’orrore non tornerà”. (GN)
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Pubblicato 2 giorni fa

Rimini Sparita

Paesaggio riminese - Armido Della Bartola ... EspandiRiduci

Paesaggio riminese - Armido Della Bartola

Pubblicato 2 giorni fa

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A sèm tót bon e brèv a dì che RS l’è bèla
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cla difònd la nòsta storia ed ènca al previsiòn
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ognun ad nùn l’è na gòzla, insèin a sèm e’ mèr
e alora èntra ènca te tl’asociaziòn cu n’è gnènca chèr
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