Luglio 1970: nasce l’Italia in Miniatura

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Foto Minghini

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UN’IMPRESA CHE HA DELL’INCREDIBILE PRESSO VISERBA.

Ricostruiti sessantun monumenti, fra i più celebri della nostra Penisola, in scala 1:25 usando poliuretano – Le difficoltà della realizzazione superate con stupefacente entusiasmo dall’ideatore Ivo Rambaldi – L’inaugurazione dell’opera

L’Italia in miniatura è stata fatta e la si può trovare a Viserba di Rimini, al km. 197 della nazionale Popilia, che conduce dai capoluogo adriatico a Ravenna. Su un terreno di 20 mila mq., il signor Ivo Rambaldi di Ravenna ha « ricostruito » la nostra penisola, con la Sicilia e la Sardegna, adornando la raffigurazione con 61 miniature in scala 12 : 5 che rappresentano – con estrema fedeltà e poesia – altrettanti monumenti celebri del nostro Paese.

Il clou della manifestazione è oggi la chiesa di San Pietro con l’omonima piazza (il monumento è tanto grande che il Rambaldi ha dovuto dimezzarne le proporzioni alla scala di 1:50), che ha impegnato il suo « atelier » per 12.500 ore lavorative; ma domani sarà il Duomo di Milano, con le sue 135 guglie •le 2245 statue, a detenere il primato della meraviglia.

L’Italia in miniatura costituisce un’opera colossale, che finora è costata al suo inventore e realizzatore, oltre un centinaio di milioni, quattro anni di lavoro con una équipe di 14 tecnici, di due geometri e di quattro professori. Ivo Rambaldi ha percorso 27 mila km. per visitare tutti i monumenti, da lui riprodotti in poliuretano, ha scattato oltre 6000 fotografie, ha chiesto disegni e riproduzioni di particolari a tutte le università italiane (gli hanno risposto solo quelle di Napoli e Venezia, fornendogli dati preziosi) e poi si messo al lavoro. Quando a Viserba il suo fenomenale parco, il primo in Italia, sarà terminato, egli avrà riprodotto, con una perfezione incredibile, 150 monumenti italiani, in una cornice smagliante di verde, di fiori, di fiumi, di laghi, di cascate e di sorgenti; sullo sfondo giganteggiano il Cervino e le tre cime di Lavaredo, con gli intatti paesaggi alpini.

Ivo Rambaldi era un idraulico, cinque anni fa, quando vide a Lugano il celebre parco dedicato alla « Minisvizzera », con le riproduzioni, perfettamente in scala, dei monumenti elvetici. Quel giorno lo fulminò l’idea di fare una « Minitalia », ancora più bella delle Minisvizzera. Si mise a studiare i mezzi• ed i modi. Abolì il legno, soggetto a deperimento, scartò la combinazione plastica-metallo, finché l’esperienza (fece per cinque volte il modello del ravennate Sant’Apollinare Nuovo) gli indicò che il poliuretano era la sostanza migliore. E si mise al lavoro, insieme col cognato Sergio Fabbri, riducendo le sue imprese idrauliche a mano a mano che ingrandiva il suo laboratorio di costruzione dei monumenti. E finalmente ha potuto vedere la sua idea prendere corpo di giorno in giorno, fra infiniti ostacoli.

Anche Giove Pluvio l’ha ostacolato: il giorno dell’inaugurazione pioveva a dirotto. Il parco non era ancora terminato e le autorità riminesi non erano potute intervenire. C’era solo il comandante dei carabinieri, capitano Giuseppe Musti, a Rimini da poco tempo. Si aggirava sotto la pioggia, fra i monumenti, con occhi meravigliati per la bellezza e la imponenza dei monumenti che andava scoprendo. « Ma questi romagnoli sono tutti da scoprire – andava ripetendo, assai stupito. – Non finiscono mai di meravigliarti con le loro idee e le loro realizzazioni » Fra i monumenti più ammirati ricordiamo le riproduzioni del tempio di Giunone ad Agrigento, il tempio di Nettuno a Paestum, il Colosseo e San Pietro a Roma, il castello di San Leo, l’arco d’Augusto a Rimini, il castello Sforzesco a Milano, il castello di Fenis in Val d’Aosta, il Palazzo Vecchio di Firenze, il palazzo ducale di Venezia, l’abbazia di Pomposa, San Giusto di Trieste, il palazzo del Capitano di Gubbio, Castel del Monte di Andria, i trulli di Alberobello e le cattedrali di Trani e Bari.

Il Resto del Carlino
8 luglio 1970

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Luglio 1970: nasce l’Italia in Miniatura

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UN’IMPRESA CHE HA DELL’INCREDIBILE PRESSO VISERBA.

Ricostruiti sessantun monumenti, fra i più celebri della nostra Penisola, in scala 1:25 usando poliuretano – Le difficoltà della realizzazione superate con stupefacente entusiasmo dall’ideatore Ivo Rambaldi – L’inaugurazione dell’opera

L’Italia in miniatura è stata fatta e la si può trovare a Viserba di Rimini, al km. 197 della nazionale Popilia, che conduce dai capoluogo adriatico a Ravenna. Su un terreno di 20 mila mq., il signor Ivo Rambaldi di Ravenna ha « ricostruito » la nostra penisola, con la Sicilia e la Sardegna, adornando la raffigurazione con 61 miniature in scala 12 : 5 che rappresentano – con estrema fedeltà e poesia – altrettanti monumenti celebri del nostro Paese.

Il clou della manifestazione è oggi la chiesa di San Pietro con l’omonima piazza (il monumento è tanto grande che il Rambaldi ha dovuto dimezzarne le proporzioni alla scala di 1:50), che ha impegnato il suo « atelier » per 12.500 ore lavorative; ma domani sarà il Duomo di Milano, con le sue 135 guglie •le 2245 statue, a detenere il primato della meraviglia.

L’Italia in miniatura costituisce un’opera colossale, che finora è costata al suo inventore e realizzatore, oltre un centinaio di milioni, quattro anni di lavoro con una équipe di 14 tecnici, di due geometri e di quattro professori. Ivo Rambaldi ha percorso 27 mila km. per visitare tutti i monumenti, da lui riprodotti in poliuretano, ha scattato oltre 6000 fotografie, ha chiesto disegni e riproduzioni di particolari a tutte le università italiane (gli hanno risposto solo quelle di Napoli e Venezia, fornendogli dati preziosi) e poi si messo al lavoro. Quando a Viserba il suo fenomenale parco, il primo in Italia, sarà terminato, egli avrà riprodotto, con una perfezione incredibile, 150 monumenti italiani, in una cornice smagliante di verde, di fiori, di fiumi, di laghi, di cascate e di sorgenti; sullo sfondo giganteggiano il Cervino e le tre cime di Lavaredo, con gli intatti paesaggi alpini.

Ivo Rambaldi era un idraulico, cinque anni fa, quando vide a Lugano il celebre parco dedicato alla « Minisvizzera », con le riproduzioni, perfettamente in scala, dei monumenti elvetici. Quel giorno lo fulminò l’idea di fare una « Minitalia », ancora più bella delle Minisvizzera. Si mise a studiare i mezzi• ed i modi. Abolì il legno, soggetto a deperimento, scartò la combinazione plastica-metallo, finché l’esperienza (fece per cinque volte il modello del ravennate Sant’Apollinare Nuovo) gli indicò che il poliuretano era la sostanza migliore. E si mise al lavoro, insieme col cognato Sergio Fabbri, riducendo le sue imprese idrauliche a mano a mano che ingrandiva il suo laboratorio di costruzione dei monumenti. E finalmente ha potuto vedere la sua idea prendere corpo di giorno in giorno, fra infiniti ostacoli.

Anche Giove Pluvio l’ha ostacolato: il giorno dell’inaugurazione pioveva a dirotto. Il parco non era ancora terminato e le autorità riminesi non erano potute intervenire. C’era solo il comandante dei carabinieri, capitano Giuseppe Musti, a Rimini da poco tempo. Si aggirava sotto la pioggia, fra i monumenti, con occhi meravigliati per la bellezza e la imponenza dei monumenti che andava scoprendo. « Ma questi romagnoli sono tutti da scoprire – andava ripetendo, assai stupito. – Non finiscono mai di meravigliarti con le loro idee e le loro realizzazioni » Fra i monumenti più ammirati ricordiamo le riproduzioni del tempio di Giunone ad Agrigento, il tempio di Nettuno a Paestum, il Colosseo e San Pietro a Roma, il castello di San Leo, l’arco d’Augusto a Rimini, il castello Sforzesco a Milano, il castello di Fenis in Val d’Aosta, il Palazzo Vecchio di Firenze, il palazzo ducale di Venezia, l’abbazia di Pomposa, San Giusto di Trieste, il palazzo del Capitano di Gubbio, Castel del Monte di Andria, i trulli di Alberobello e le cattedrali di Trani e Bari.

Il Resto del Carlino
8 luglio 1970