“La Pasquella”

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Photo by Miriam Farsetti

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Il rito della Pasquella (Pasquëla), noto sin dall’inizio del XIX secolo in Romagna, nelle Marche, nella Repubblica di San Marino e in Umbria, si è andato progressivamente radicando soprattutto in un’area delimitata dalle città di Rimini, Cesena e Cervia; si svolge nella notte tra il 5 e il 6 gennaio ed è tuttora celebrato nella Romagna sud-orientale. Il rito consiste sostanzialmente in una questua, durante la quale i “pasqualotti” (o “pasqualori”) – che impersonificano le divinità tutelari – gratificati dalle offerte degli ospiti assicurano fecondità, fertilità e benessere per l’anno a venire.

Originariamente gli stessi numi erano impersonati dalla Befana e da figure comprimarie, presumibilmente i defunti e gli Antenati che, in cambio di una calorosa accoglienza, avrebbero garantito alla famiglia la protezione e la buona sorte: forse una delle strofe più famose delle Pasquelle romagnole «Sgnór padron arví la porta / che qua fora u j è la morta» («Signor padrone aprite la porta / ché qua fuori c’é la morte») significa che fuori c’é la “morte” nel senso di “buio e rigido inverno”. Quindi, da questo punto di vista, la Pasquella rappresenterebbe un vero e proprio rito rurale di buon auspicio.

Altre strofe, invece, rimandano al buon matrimonio, alle spose, alle gravidanze: ovvero tutti valori riconducibili, in senso ampio, alla fecondità. Nel momento dell’ingresso nell’anno nuovo, infatti, la comunità afferma e diffonde messaggi benauguranti allusivi al rinnovamento demografico, attraverso il quale gli Antenati si sarebbero re-incarnati nei nuovi nati (almeno secondo le credenze più arcaiche).

Nel corso degli ultimi anni, dopo un generale declino seguito agli anni Cinquanta, abbiamo assistito a numerose riprese spontanee del rito da parte delle nuove generazioni.

Il componimento e la struttura del rituale comprendono diverse parti:

  1. IL PERMESSO: un membro si distacca dal gruppo e chiede sull’uscio, a quelli di casa, “se si vuole la Pasquella”;
  2. L’ENTRATA: il canto inizia all’esterno con le formule di saluto, l’esortazione ad aprire la porta e la licenza di portare l’allegria in casa;
  3. L’ANNUNCIO: il canto rievoca i personaggi e le immagini della Natività;
  4. GLI AUSPICI: il gruppo rivolge ai componenti della famiglia motivi augurali di buon anno e prosperità; assumono rilievo le formule rivolte alle figure femminili della casa che si trovano in età fertile (giovani, fidanzate e spose);
  5. LA RICHIESTA; il canto si chiude con la richiesta insistente e scherzosa di vino e doni alimentari, con espliciti riferimenti alle parti del maiale che nelle campagne veniva ucciso ritualmente in questa stagione;
  6. LO SCAMBIO: il canto è sospeso per il brindisi collettivo e per accogliere (in una apposita cesta) i doni offerti dal padrone di casa; talvolta segue intrattenimento con altri canti e balli tradizionali, coi quali il gruppo riafferma la propria presenza ed intensifica l’azione di coinvolgimento;
  7. L’USCITA: si riprende il motivo del canto con il ringraziamento ed il commiato (o, più raramente, le burle se non ci sono stati i doni).

Ed ecco il testo della Pasquella:

Riverititi lor Signori
con i canti e con i suoni
siamo qua la sua presenza
dimandare una licenza
di cantare in allegria
viva Pasqua Pifania

I Remagi dell’Oriente
con gran cuore fede ardente
lor si mettono in cammino
per trovar Gesù Bambino
son guidati da una Stella
viva viva la Pasquella

Nata roza (nella rozza) capanella
da una povera verginella
lor si mettono in camino
per trovar Gesù Bambino
son guidati da una Stella
Viva viva la Pasquella

San Giovanni il precursore
il suo Re il suo Signore
il gran fiume del Giordano
il battezzo (Lo battezza) di sua mano
o che festa è così bella
noi cantiamo la Pasquela

O che festa di amore
bella festa del Signore
che l’è nato nella guerra
fra il cielo e la terra
e siam sempre in compagnia
di Giuseppe e di Maria

In questa casa c’è una figlia
ben che sia da marito
le daremo un buon partito
e di una buona parentela
viva viva la Pasquela

Questa casa c’è una sposa
bianca rossa come rosa
e ridente come stella
Viva Viva la Pasquela

In questa casa c’è del tutto
del salame e del prosciutto
di salciccia e murtadela
viva viva la Pasquella

La Pasquela di purete
un po’ scarpegn e un po’ radece
un po’ d’erbi in te caldare
con do tre garneli ad sale

La Pasquela una volta a l’ane
un bicir ad voi(n) an av un dasì dane
fasì conte da butel via
e viva Pasqua e Pifania (due volte)

 

BIBLIOGRAFIA e FONTI:

– E. Baldini – G. Bellosi “Tenebroso Natale – il lato oscuro della Grande Festa”, Editori Laterza 2012

– E. Baldini – G. Bellosi “Calendario e folklore in Romagna: le stagioni, i mesi e i giorni nei proverbi, nei canti e nelle tradizioni popolari”, Media News 1995

– Associazione culturale “L’Uva Grisa” – http://xoomer.virgilio.it/gualgori/

2 Responses to "“La Pasquella”"
  1. G.Scardavi ha detto:

    La bella rievocazione fatta della Pasquella,mi ha riportato alla mia gioventù degli anni trenta.Nel mio paese ,allora S:Mauro di Romagna,la festa col canto alle case più ospitali,era attesa e seguita particolarmenti da una piccola processione di giovani.

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